A Bologna dibattito su media e migrazioni: i dati dell’Osservatorio di Pavia e le narrazioni politiche

di Marco Marano

Presso la Sala Farnese, del Comune di Bologna, si è svolto il dibattito organizzato nell’ambito del Film Festival “Terre di Tutti”.

Bologna, 8 ottobre 2020 – L’Osservatorio di Pavia ha presentato l’ultima ricerca su Media e Migrazioni, effettuata nel periodo del lockdown. L’occasione è stato il convegno “Media e migrazioni: analizzare i linguaggi e trovare nuove narrazioni”, svoltosi in giornata presso la Sala Farnese del Comune di Bologna, come seconda iniziativa di confronto e dibattito organizzata all’interno del “Terra di Tutti Film Festival”, che si svolge a Bologna dal 6 all’11 ottobre.

Le narrative tossiche

Così hanno scritto gli organizzatori: Nonostante le migrazioni siano al centro del dibattito pubblico e dell’attenzione mediatica da anni, l’informazione che ne viene data rimane caratterizzata da narrative parziali quando non del tutto negative e fuorvianti, con scarsa inclusione delle voci dei diretti protagonisti. I topic sono: la “rappresentazione mediatica delle migrazioni”e “l’ottica inclusiva e plurale per una narrazione equilibrata”. Il dibattito

I media influenzano

Ma prima di scoprire i nodi critici emersi nella ricerca, che occorre dire rimarcano, come da dieci anni a questa parte, le stessse conclusioni legate alla stereotipia e categorizzazioni nell’ambito dell’ordine pubblico, vogliamo partire dalle parole della ricercatrice dell’Ipsos Chiara Ferrari. “Diciamo subito che i media influenzano”, ha segnalato la ricercatrice: “nel momento in cui la narrazione dominante ci dice che il migrante è un bracciante, le due cose verranno sovrapposte dall’opinione pubblica”.

Gli analfabeti funzionali influenzati

Quello che però la ricercatrice ha dimenticato di dire è che, secondo i dati Ocse dello scorso anno, il 70 per cento degli italiani non è in grado di riuscire ad interpretare un testo. Questo fenomeno di massa in Italia è conosciuto come analfabetismo funzionale, e non può essere slegato dalla bassa qualità delle comunicazioni di massa in questo tempo storico.

Per fortuna c’è una importante elemento che in qualche modo riporta “l’italianità” lontana dai rigurgiti razzisti. Riguarda cioè la percezione, sottolineata dalla ricercatrice dell’Ipsos, secondo la quale il fenomeno migratorio è avvertito come un problema solo su una dimensione nazionale. Quando si va sulla dimensione locale invece la paura, l’avversione nei confronti dei migranti va a scemare.

Ma di cosa si parla? Di politica

Da ciò che è emerso dalla ricerca dell’Osservatorio di Pavia, presentata da Manuela Malchiodi, la Rai e La7 sono quelle che maggiormente danno copertura mediatica sui migranti. Ma questo dato di per sé non è connotativo poiché i contesti in cui maggiormente ne hanno parlato sono quelli legati alla visione dei migranti come flusso: colf e badanti da un lato, circa il trenta per cento, e braccanti, dall’altro, 46,6 per cento. In linea con questa tendenza c’è quel 58,5 per cento di copertura legata alle regolarizzazioni. In tutto questo bailamme di notizie, appunto di flusso, non vi è mai stata una intervista ad un migrante o a qualche voce che racconti l’altra metà del cielo: solo voci provenienti dal sistema politico.

Le uniche narrazioni positive sui migranti provengono sempre dalla Rai: il 7,3 per cento con le storie di successo ed il 6,1 per cento con le vicende legate ai corsi di formazione. C’è una postilla però che vorremmo aggiungere noi a questi ultimi due dati, e cioè che per quanto apprezzabili gli sforzi della Rai a raccontare piani di contenuto diversi, se vengono però trasmessi a mezzanotte o in orari improbabili, e come se non fossero esistiti