ASGI – Togliere i fondi a FRONTEX e istituire un sistema UE di salvataggio in mare

22 ONG chiedono di interrompere i finanziamenti alle forze di polizia di frontiera Frontex e di investire queste preziose risorse in un programma di ricerca e salvataggio nel Mar Mediterraneo.

Frontex non può garantire e non garantirà sicurezza. Le sue risorse invece sì.

Gli Stati europei hanno l’obbligo, in base al diritto internazionale marittimo, di soccorrere le persone in pericolo in mare. Da molti anni la società civile, le organizzazioni internazionali e i cittadini chiedono all’Europa di rispettare questo obbligo e di mobilitare le risorse necessarie per evitare che le persone anneghino in mare.

Eppure queste richieste sono state costantemente accolte con disprezzo da parte dell’UE e dei suoi Stati membri, che invece hanno scelto di concentrarsi su un aumento della polizia di frontiera.

Una ricerca pubblicata oggi da FragDenStaat e dall’organizzazione di soccorso in mare Sea-Watch rivela come, da un lato, la scelta di non dispiegare le risorse necessarie per salvare vite in mare abbia causato la morte di migliaia di persone. D’altra parte, rafforzando incessantemente la polizia di frontiera, anche attraverso pericolosi partenariati, le politiche di frontiera dell’UE hanno solo aumentato la letalità della rotta attraverso il Mar Mediterraneo verso l’Europa.

Il ruolo della forza di frontiera dell’UE Frontex è diventato fondamentale in questa dinamica politica mortale. Nonostante le forze di polizia di frontiera affermino che la ricerca e il salvataggio sono una “componente cruciale” delle loro operazioni marittime, la realtà è che Frontex, nel corso degli anni, ha reso inefficaci le proprie capacità di ricerca e soccorso.

L’esempio più lampante di ciò è la priorità dell’agenzia per la sorveglianza aerea, mentre la presenza in mare viene trascurata. Dal 2015, Frontex ha investito 100 milioni di euro nell’espansione delle proprie capacità aeree, investendo 0 euro in risorse marittime.

La presenza di Frontex in aria anziché in mare significa che l’agenzia può individuare le imbarcazioni in difficoltà dai suoi aerei, ma non è in grado di inviare navi per condurre un’operazione di salvataggio. Le conseguenze, come prevedibile, sono fatali.

Protezione dei confini, non delle vite: la vigilanza prima di tutto

Negli ultimi 15 anni, l’UE ha dedicato risorse illimitate alla creazione e all’espansione del suo gigante frontaliero Frontex, attualmente la più grande agenzia dell’UE con un budget di 5,6 miliardi di euro. In questi stessi 15 anni, il Mar Mediterraneo è diventato, ed è tuttora, la rotta migratoria più mortale del mondo.

La crescita di Frontex e un numero sempre crescente di morti in mare sono due facce della stessa medaglia, ossia la scelta politica compiuta e pianificata con cura dall’UE e dai suoi Stati membri, per proteggere le frontiere piuttosto che le vite.

Nel 2016, per evitare di investire risorse per garantire la sicurezza in mare, l’UE ha dichiarato che l’obbligo di soccorrere le persone sarebbe stato rispettato dalle forze dell’ordine in mare, in particolare Frontex. Le forze di frontiera dell’UE potrebbero essere affidate al salvataggio, ha affermato la Commissione europea.

Tuttavia, dal 2015, oltre 18.709 persone sono annegate nel Mar Mediterraneo, offrendo la tragica prova che la polizia di frontiera è, per impostazione predefinita e per definizione, incompatibile con la ricerca e il salvataggio.

Il momento in cui l’Unione Europea dovrà fare i conti con questa realtà è ormai atteso da tempo. È urgentemente necessaria un’azione efficace per prevenire ulteriori perdite di vite umane in mare.

Defund and divest: verso un programma europeo di ricerca e soccorso

Oggi ci uniamo alla richiesta di togliere i fondi alle forze di polizia di frontiera Frontex e di investire queste preziose risorse in un programma di ricerca e salvataggio nel Mar Mediterraneo.

Solo smantellando le strutture che hanno causato – e continuano a causare – violenza e morte in mare, possiamo iniziare a creare sicurezza per tutti. Al loro posto, dobbiamo costruire nuovi sistemi e strutture che preservino e proteggano la vita in mare.

Il diritto fondamentale alla vita non è negoziabile, e così deve essere la creazione di un programma europeo di ricerca e salvataggio. Un’organizzazione con una sola missione: garantire la sicurezza in mare e preservare la vita delle persone in pericolo; guidato dal pubblico, condotto e gestito solo da attori non militari e non appartenenti alle forze dell’ordine.

La ricerca mostra che la creazione di un tale programma richiederebbe solo un terzo del budget che l’UE ora concede alle operazioni alle frontiere di Frontex.

Occorre quindi fare una scelta politica per proteggere le vite in mare. A tal fine, Frontex non può e non garantirà la sicurezza. Le sue risorse invece sì.