ASILO IN EUROPA – COI – Informazioni sui Paesi d’Origine: El Salvador Giugno 2020

FONTE Asilo in Europa

Continua l’impegno della nostra associazione nella ricerca di informazioni sui principali Paesi di origine dei richiedenti asilo. E’ on line la nuova e aggiornatissima scheda su El Salvador!

Situazione politica e stato di sicurezza


20 giugno: secondo la BBC Mundo, il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha annunciato in una conferenza stampa le strategie concrete con le quali intende ridurre la violenza nel Paese, che continua ad essere tra quelli con il più alto tasso di omicidi al mondo (50,3 per 100.000 abitanti nel 2018). Nel testo del cosiddetto “Plan Cuscatlán”, viene proposto un cambio di paradigma rispetto alle precedenti politiche governative di lotta alla criminalità, che non mira più a politiche di prevenzione o di reinserimento, ma ad attaccare le bande criminali in due ambiti considerati fondamentali dall’attuale governo: le prigioni e i centri delle grandi città. Riguardo alle prime, una delle priorità del piano annunciato dal presidente è quella di bloccare le comunicazioni esterne tra i membri delle bande e i loro gregari; riguardo alle seconde, Bukele ha annunciato la sua intenzione di aumentare il dispiegamento delle forze di sicurezza volto a
riprendere il controllo dei centri storici delle grandi città che, a suo avviso, rappresentano i territori in cui la maggior parte delle attività di estorsione da parte delle bande criminali ha luogo. Inoltre, il piano ha come obiettivo anche quello di contrastare le attività commerciali e le imprese attraverso cui le bande criminali riciclano il denaro ottenuto tramite estorsioni (BBC Mundo – Nayib Bukele y las maras: 3 estrategias con las que el presidente de El Salvador pretende hacer frente a las pandillas).


Diritto e prassi


10 giugno: il presidente Nayib Bukele si è nuovamente scontrato con la Corte Suprema, che ha dichiarato incostituzionale il provvedimento governativo che obbligava i cittadini a rimanere in casa in risposta al Covid-19. In particolare la Corte si è espressa sul decreto del Ministero della Sanità del 3 giugno con il quale è stata estesa fino al 15 giugno la quarantena obbligatoria che impone ai cittadini a non uscire di casa se non per comprare cibo in momenti prestabiliti in base al numero identificativo presente sul loro documento di identità. La Corte ha ritenuto che il Ministero della Salute non abbia il potere di sospendere diritti fondamentali e che sospendere la libertà di movimento è possibile solo sotto stato di emergenza approvato dall’assemblea legislativa. Bukele ha difeso le misure approvate, a suo avviso necessarie per contenere il virus,
dicendo che la decisione della corte mette a rischio le vite dei cittadini e che il sistema sanitario è sempre più al collasso. Inoltre, ha espresso il suo dissenso sui continui interventi delle corti (Latino Usa – El Salvador President, court clash over virus measures e International Crisis Group – El Salvador – July alerts and June trends 2020).

Diritti umani e libertà fondamentali


3 giugno: un’inchiesta realizzata dalla CBS news denuncia che in El Salvador, da quando è entrata in vigore la legge che vieta l’aborto, nel 1998, più di 140 donne sono state accusate di aver interrotto la gravidanza e sono state per questo condannate fino ad un massimo di 35 anni di carcere. Dalle interviste condotte dalla CBS emerge che alcune donne sono state condannate anche dopo aver dichiarato di aver subito un aborto spontaneo (CBS News – “They don’t know our reality”: lives impacted by El Salvador’s abortion ban).
9 giugno: secondo Human Rights Watch (HRW), il governo ha deciso di sospendere le richieste pubbliche di informazione, incluse quelle relative al Covid-19, ad esempio sui risultati dei test sierologici e sulle condizioni di quarantena. Secondo HRW, questa decisione mette a rischio la salute dei cittadini e viola il diritto di accesso all’informazione. L’Agenzia per l’Accesso alle Informazioni Pubbliche (IAIP) ha sospeso tutte le udienze e i processi in risposta all’emergenza sanitaria da marzo 2020. Le procedure di libertà di informazione sono state modificate in molte giurisdizioni e ciò è particolarmente problematico per i cittadini in quarantena, che non ottengono
informazioni essenziali sul numero dei giorni da trascorrere in quarantena e sui risultati dei test sierologici. La sospensione ha chiaramente ridotto la possibilità da parte dei cittadini di controllare la risposta del governo alla pandemia. Al 1° giugno più di 14.000 persone erano tenute in quarantena già dall’inizio del lockdown nazionale del 12 marzo e le circostanze suggeriscono che, nella maggior parte dei casi, si tratti di fatto di detenzioni arbitrarie. Molte delle strutture dove avviene la quarantena sono sovraffollate e senza norme igieniche adeguate. La Corte Suprema ha inoltre contestato la politica del governo di detenere in centri di contenimento le persone per il solo motivo di aver violato le norme previste dal lockdown. Nonostante questo,
Bukele continua ad applicare la politica di detenzioni arbitrarie nel mancato rispetto delle norme (Human Rights Watch – El Salvador: broad powers limit accountability).
26 giugno: secondo le dichiarazioni dell’associazione COMCAVIS TRANS, partner di UNHCR, che si pone l’obiettivo di proteggere i diritti delle persone LGBTI, in El Salvador, come in altri paesi dell’America Centrale, la comunità LGBTI è estremamente marginalizzata e subisce continue violenze, soprattutto nelle zone sotto il controllo delle gang. Le comunità LGBTI subiscono violenze, abusi e discriminazioni per il loro orientamento o identità sessuale. Dal 2019 è inoltre cresciuto il numero di omicidi delle persone transgender. La diffusione di violenze nei confronti della comunità LGBTI ha portato molte persone ad abbandonare le proprie case per scappare dalle violenze da parte delle gang armate o da parte di altri abitati del quartiere. Il coronavirus ha esacerbato questa situazione (UNHCR – For Salvadoran LGBTI people, “At the
moment, it’s riskier than ever”).


Situazione umanitaria


8 giugno – 22 giugno: la tempesta tropicale denominata “Amanda”, che ha colpito El Salvador il 31 maggio, ha causato enormi danni aumentando l’insicurezza alimentare nel Paese. Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha stimato che 336.300 persone in zone urbane e rurali potranno essere esposte a grave insicurezza alimentare. Le aree del centro e dell’ovest del paese sono le più colpite. Le autorità hanno riportato inondazioni e tra i 500 e 800 mm di pioggia accumulata in alcuni quartieri. Il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza. Inoltre, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha dichiarato che a causa dell’uragano Amanda più di 119.000 persone sono in situazione di bisogno e vulnerabilità, a causa della mancanza di generi alimentari, assistenza alimentare, condizioni igienico-sanitarie adeguate e supporto psicologico. UNICEF El Salvador stima inoltre che saranno necessari 2.2 milioni di dollari per rispondere alla mancanza di strutture abitative, condizioni igieniche e settori necessari alla protezione dei minori colpiti, che sono circa 34.000. Al 10 giugno le persone senza dimora e in ricoveri provvisori erano 8.119. A questa situazione si aggiungono le già problematiche condizioni sanitarie dovute al diffondersi della pandemia. Infine, la violenza da parte delle gang che controllano gran parte dei quartieri delle città si è rafforzata, trovando terreno fertile nello stigma sul Covid-19 (World Food Programme – Tropical storm Amanda severely impacts food security of 340,000 Salvadorans, UNICEF – Tropical depression/storm Amanda impact in El Salvador: Humanitarian Situation Report No. 1 e Medici Senza Frontiere – Tropical storm Amanda is “the last straw” for families in El Salvador amid COVID-19).