COMUNE INFO – Attorno a lei si creava comunità

FONTE COMUNE INFO Francesca Caprini

Agitu non c’è più, ma le sue grandi battaglie, a cominciare dalla lotta femminista e da quella in difesa della terra, restano profondamente dentro di noi. Una testimonianza dalle valli del Trentino

Oggi Agitu non c’è più. Non c’è più la nostra amica, la nostra compagna che tante volte aveva mescolato i suoi cammini di lotta con i nostri.

Ma la donna combattente c’è ancora, perché la sentiamo dentro. Già molte parole sono state dette, scritte. E non è facile tirare fuori pensieri quando il dolore li annebbia.

Ma di una cosa siamo certi: c’è un motivo per cui Agitu la forte, la generosa, è arrivata fino a qui; c’è un senso profondo nella sua vita rinata in una delle nostre valli dure, la Valle dei Mocheni severa, incantata.

E quel motivo non lo lasciamo volare via, lo teniamo stretto fra le dita, perché è nostro dovere. Ognuno porterà un pezzo, in questa triste storia, e quello che ci compete ha a che fare con l’immensa guerra che gli esseri umani hanno scatenato contro la madre terra: Agitu denunciava l’accaparramento delle terre da parte di multinazionali nella sua Africa e la siccità che costringeva le donne a faticare sempre di più.

Denunciava gli aguzzini del suo popolo – le banche, i governi conniventi e corrotti . E intanto faceva fiorire la Capra felice in Trentino. Cercava la concretezza nel progetto di recupero delle terre e per la costruzione di una società globale più giusta, ed è questa l’integrazione che voleva, che ragionava. E gridava:

“Nessuno parla delle condizioni che stanno sopportando le tribù in Etiopia: i contadini sono ridotti alla fame e non hanno più terre da coltivare”. E ancora: “Le donne rimaste sole, hanno dovuto mandare avanti intere comunità lavorando nei campi fino a 12 ore al giorno. Campi dove non c’è più una goccia d’acqua per la siccità tremenda che l’Africa sta soffrendo, e per i disequilibri ambientali che megaprogetti e fertilizzanti chimici stanno causando alla terra”.

Attorno a lei si creava comunità. La stessa di cui oggi noi facciamo parte, che cerca di trovare un centro, un nucleo, attorno a cui organizzarsi. Per calmierare lo stordimento della violenza, dell’atrocità, che è stata anche contro il suo essere donna. Perché è stato femminicidio.

Ed è anche questo che dobbiamo prenderci sulle spalle. L’OltrEconomia festival l’aveva sempre nel suo spazio, Agitu. Veniva col banchetto a vendere i formaggi; più spesso, saliva sul palco per raccontare delle lotte femministe necessarie. Il femminismo lei lo camminava, ogni giorno, assieme alle sue capre in mezzo ad una vallata difficile.

E lo condivideva, la costruiva insieme a noi, ogni volta che sorrideva. In mezzo al flusso di retorica stucchevole che si sta sciogliendo attorno alla sua morte – dal quale nemmeno i peggiori vogliono rimanere fuori – cerchiamo di trovare i passi giusti.

I prossimi giorni, i prossimi mesi, saranno importanti per questo. In queste ore ti hanno chiamata visionaria, Agitu, e in questo cercheremo di stare.

In quella visione ampia che teneva insieme il tuo essere pastora, il tuo essere attivista, il tuo essere così tanto e anche, per fortuna, il tuo essere nostra amica.

*Presidente Associazione Yaku