Dal decreto semplificazioni agli appalti calibrati di Reggio Emilia: lontani il paese reale da quello formale

di Marco Marano

Palazzo di Giustizia di Reggio Emilia

La conversione del decreto semplificazioni in legge, che sancisce la deregulation sugli appalti, ha preceduto di 48 ore il caso che investe 26 dipendenti pubblici, perlopiù apicali, del Comune di Reggio Emilia, accusati di truccare le gare pubbliche in favore di “imprese amiche”.

Bologna, 16 settembre 2020 – E’ stata una straordinaria coincidenza quella che ha visto la conversione in legge del decreto semplificazioni insieme alla notizia sulle accuse notificate dalle Fiamme Gialle, per conto della Procura di Reggio Emilia, a 26 tra dirigenti e funzionari del Comune, in attività ed in pensione, che dal 2016 truccavano i bandi pubblici, facendoli aggiudicare ad “aziende amiche”. Appalti in vari settori per un valore complessivo di 27 milioni di euro. Appena 48 ore di distanza l’una dall’altra. Forse uno scherzo del destino. Fatto sta che le critiche e le paure avanzate da più parti, compreso il Procuratore nazionale antimafia, nel quadro dei fatti di cronaca, assumono una piega inquietante, in relazione a quel buco nero, perfetto ambient criminogeno, presente nella legge: la deregulation nella gestione degli appalti e delle risorse finanziarie.

Quella deregulation clandestina

Questo perché è stata proprio una forma di deregulation diciamo così clandestina, quella che questi dirigenti pubblici inquisiti hanno adottato. Una deregulation che dal punto di vista penale confluisce nei più tipici reati nella pubblica amministrazione: corruzione, turbativa d’asta per le gare calibrate al fine di favorire questa o quella imprese. E ancora ci sono le ipotesi di rivelazione di segreti d’ufficio, falsità ideologica in atti pubblici e omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale.

Tra gli appalti incriminati, “la madre di tutte le turbative d’asta” ha riguardato un bando europeo dell’ammontare di 25 milioni, gara indetta nel 2016 che concerneva 8 anni di gestione dei seguenti servizi: sosta a pagamento su aree pubbliche, trasporto scolastico, bike-sharing e controllo zona Ztl.

Gli affidamenti senza gara che innescano gli appetiti

I due eventi che si sono succeduti a distanza di poche ore, sono in realtà la rappresentazione di una tendenza che si allinea alla tradizione legislativa italiana. Si, perché la forbice tra paese reale, il caso Reggio Emilia, ed il paese formale, una legislazione lontana dai veri bisogni, non è cosa di oggi ma è cosa che parte da lontano.

Le motivazioni che hanno determinato l’esigenza di una semplificazione amministrativa nell’ambito degli appalti, sono giuste ed emergenziali certo, poiché è il paese che lo chiede, all’indomani del disastro economico generato dalla pandemia.

Il tema è che però gli “affidamenti senza gara”, fino a tutto il 2021, sono una sconcertante apertura a comportamenti criminali. Così, secondo il Procuratore nazionale antimafia, il Presidente della Corte dei Conti ed il Presidente facente funzioni dell’Autorità nazionale anticorruzione, ascoltati nelle commissioni parlamentari.

Libera: il potenziale criminogeno della deregulation

Vediamo come fotografa la situazione l’Associazione Libera in un comunicato apparso sul sito dell’organizzazione presieduta da Don Ciotti.

“Il decreto-semplificazione punta al condivisibile obiettivo di sbloccare i cantieri e sburocratizzare il Paese, favorendo l’auspicata ripresa post pandemia, ma non fornisce una risposta adeguata ai pericoli concreti a cui si va incontro con la deregulation nella gestione degli appalti e delle risorse finanziarie. Mafie, corruzione, criminalità economica e ambientale sanno sfruttare l’allentarsi delle regole, in nome di una legittima urgenza”.

E ancora: “Affidamenti senza gara, super-commissari, grandi opere, revisione delle procedure di valutazione d’impatto ambientale, consumo di suolo, deroghe alle procedure di dibattito pubblico, riforma del danno erariale e abuso d’ufficio, semplificazione e accelerazione del sistema delle verifiche antimafia: la versione definitiva del “decreto semplificazioni”, convertito in legge in via definitiva ieri alla Camera, purtroppo conferma gran parte delle riserve e delle preoccupazioni già espresse sul potenziale criminogeno di alcune sue disposizioni.”

Le leggi entropiche tra paese reale e paese formale

Parlavamo di scollamento tra paese reale e paese formale. Ed infatti questo è stato il caso della recente legge “sblocca cantieri”, che ha aumentato il numero delle stazioni appaltanti e indebolito le Centrali uniche di committenza, mentre le sollecitazioni del paese reale andavano nella direzione opposta: ridimensionare le prime e rafforzare le seconde…

Anche perché in questa divaricazione tra reale e formale ci troviamo di fronte al “dilemma dei segni”. Cioè a dire se termini come “semplificare”, oppure “sbloccare”, vengono usati per definire prassi dove esistono pochi controlli, forse ci troviamo di fronte ad una situazione che gli studiosi dell’infomazione definirebbero in termini di “entropia”, cioè quando vi è un “impedimento alla chiarezza e univocità del messaggio” (WikiPedia).

Cioè a dire, semplificare e sbloccare, sia dal punto di vista semantico che rispetto al paese reale, si dovrebbe tradurre in snellimento delle procedure e velocizzazione dei processi… Ma tutto questo cosa c’entra con gli affidamenti senza gara…? Ma chissà che da questa considerazione non possa venir fuori una nuova categoria legislativa, quella delle “leggi entropiche”…

Continua…

FONTI: Libera, Reggionline

Credits: Marco Marano