Domande e bisogni delle comunità sul territorio bolognese

L’analisi sulla triennalità 2017-2019 dei servizi di mediazione linguistico-culturale centralizzata del Comune di Bologna, mostra una mappa dei bisogni dei cittadini dal background migratorio.

di Marco Marano

Durante la triennalità 2017/2019 è stato possibile declinare i punti di forza e le criticità, non tanto del sistema di mediazione centralizzata, ma del sistema di equilibrio tra la domanda sociale, intesa complessivamente, e le possibili risposte in termini di ricaduta pubblica. Si sono cioè individuati tutti quegli elementi che compongono il sistema frammentato e frazionato delle mediazioni interculturali, in merito ad una risposta ai bisogni di tipo inclusivo del comparto pubblico.


Abbiamo visto che le trasformazioni dei tessuti sociali, relativamente ai flussi migratori, definiscono dei punti chiave in ogni comunità territoriale, e i processi di mediazione interculturale forse sono gli unici in grado di registrarle in modo chiaro.
Se da un lato questo ci porta a pensare che una sistematica analisi dei bisogni interculturali sia fondamentale per accompagnare le trasformazioni, dall’altro c’è anche da dire che avere ben chiare le dinamiche sulla composizione e sull’articolazione dei bisogni quotidiani espresse dalle comunità nazionali, può portare a costruire modelli pubblici che siano sostenibili ed efficaci.


Abbiamo capito, ad esempio, con la certezza dei numeri, che la lingua più parlata a Bologna, dopo l’italiano, è l’arabo. Abbiamo capito che esistono cinque o sei lingue che ricorrono sistematicamente: Urdu e Bangla, Mandinga e Pidgin, Cinese e Albanese. Lingue che rappresentano le comunità più consistenti registrate nel sistema anagrafico del Comune di Bologna.

Abbiamo anche capito che anno dopo anno la quantità di domande delle singole comunità nazionali, rivolte al comparto pubblico, possono cambiare facendo fluttuare i numeri. Come l’esempio del pidgin, lingua nigeriana, che nel 2019 scompare dalle prime otto lingue più richieste per far posto all’ucraino.


Abbiamo anche capito quali sono i principali bisogni richiesti, stratificati in termini di domanda socale: assistenza sociosanitaria, salute mentale, accoglienza abitativa, criticità interfamiliari di tipo transculturale, gestione dei servizi comunali, status giuridico, azioni penali e amministrative. Abbiamo inoltre capito che lo studio e la comprensione, dal punto di vista gestionale e organizzativo, del comparto pubblico bolognese diventa fondamentale per riuscire a districarsi tra i diversi servizi.


L’elaborazione di una carta dei servizi di welfare per il mediatore bolognese, diventa, a tal proposito, un tema strutturato che non può essere aggirato. In tal senso, abbiamo capito che due dei soggetti in campo, ente gestore ed ente/operatore richiedente, con le loro relative dimensioni apicali, devono interagire in modo assertivo e sistematico, attraverso un feedback organizzato anche quotidiano e relative reportistiche, per rendere forte l’interazione sulla risposta ai bisogni richiesti.

APPROFONDIMENTO