L’accesso civico interculturale necessario ai sistemi pubblici territoriali

di Marco Marano

La tendenza della cultura legislativa italiana è alcune volte più avanti rispetto alla declinazione delle norme nella realtà. I due esempi di scuola, in questo tempo storico, sono le leggi sulla trasparenza ed il tentativo di riforma della comunicazione pubblica. Poi c’è il contraltare, rappresentato dai cittadini stranieri, ed il loro difficoltoso accesso agli atti amministrativi. Ma una proposta possibile esiste…

“Le Amministrazioni pubbliche sono detentrici di un patrimonio informativo che deve essere accessibile ai cittadini in quanto trattasi di bene comune. Facilitare l’accesso a tale patrimonio significa rafforzare la trasparenza amministrativa (…) L’accesso civico, nelle sue varie declinazioni, favorisce il formarsi di un’opinione consapevole sull’operato delle autorità pubbliche e quindi la partecipazione e il controllo democratico”.

Con queste semplici parole, il legislatore, nel Decreto Legislativo 97/2016, ha inteso segnalare che trasparenza e accesso civico sono le due principali dimensioni che definiscono il rapporto tra sistema pubblico e cittadini.

La ratio di questa legge è quella di adottare il modello di riferimento anglosassone: Freedom of Information Act – FOIA. In tal senso il nuovo “accesso civico generalizzato”, pone l’accento sulla possibilità di richiedere documenti, dati e informazioni in possesso della P.A e non soggetti a obbligo di pubblicazione. Il senso dell’accesso civico generalizzato è anche quello di promuovere il dibattito pubblico….

Quel processo sociale interrotto

Trasparenza e accesso civico rappresentano due dimensioni che costituiscono i pilastri di un processo sociale che però stenta a diventare virtuoso, deprimendo nei fatti la circolazione delle informazioni intese come “bene comune”: la comunicazione istituzionale.

“La riforma della comunicazione pubblica e istituzionale che vogliamo impostare è attesa da molto tempo e si innesta con un ruolo di primaria importanza in seno alla nostra strategia complessiva di apertura della PA ai cittadini e di centralità della persona nel rapporto con le amministrazioni”.

E’ così che la ministra della funzione pubblica Fabiana Dadone, ha salutato la riforma della legge 150 sulla comunicazione istituzionale nella pubblica amministrazione. Una riforma dovuta, dopo quasi un ventennio, considerato comunque che la 150 è stata una delle migliori leggi elaborate dal sistema politico italiano, e per questo, forse, malamente applicata, se non mai applicata…

“Siamo alla fine della prima tappa di un percorso che dovrà contribuire ad avvicinare sempre più la Pa alla società civile, nel segno della trasparenza reale, della partecipazione e dell’accountability, principi chiave dell’open government, sui quali i meriti dell’Italia sono ormai riconosciuti in tutto il mondo”.

Una riforma molto composita, sviluppata in dieci punti, che interviene valorizzando principalmente le strategie digitali. Ma c’è anche dell’altro, cioè la messa in collegamento professionale tra la figura del giornalista e quella del comunicatore che devono essere sinergiche…

Vediamo la parte del documento prodotto dal Ministero della funzione pubblica, inerente al tema trasparenza…

“La trasparenza, oltre ad essere un prezioso mezzo di prevenzione della corruzione, è anche una formidabile leva della partecipazione civica, e quindi presenta una rilevante dimensione comunicativa. È preferibile che la fase di contatto con il cittadino venga quindi gestita, in prima istanza, dall’Area comunicazione e informazione, che diventa punto di riferimento per il richiedente. L’Area opererà in stretta sinergia con gli altri uffici come quello Anticorruzione, gli OIV, il Responsabile per la transizione digitale, ai quali resta affidata la gestione dei rispetti adempimenti interni”.

La partecipazione civica nei meandri della burocrazia

La possibilità di rendere la partecipazione civica attiva la si individua in un accompagnamento in più fasi del cittadino, nei meandri della burocrazia, per superare il concetto di cittadino-utente in cittadino-cliente… Nella realtà sarà tutto da capire, poiché, come detto, nella tradizione italiana, le leggi meglio fatte sono quelle peggio applicate, come appunto ci racconta la storia della 150.

Per andare ancora più a fondo sulle questioni reali, vediamo adesso due sempi di accesso civico generalizzato: il Comune di Bologna e l’ASP (Azienda pubblica di Servizi alla Persona) Città di Bologna…

Accesso civico generalizzato Asp Città di Bologna

… in conformità all’articolo 5, comma 2 del Decreto Legislativo 14 marzo 2013 n.33, riguardante il diritto di accesso generalizzato ai dati ed ai documenti in possesso di ASP Città di Bologna

o Il seguente documento_____________________________

o Il seguente dato__________________________________

o La seguente informazione ___________________________

Accesso civico generalizzato Comune di Bologna

Chiede

in conformità all’articolo 5, comma 2, del D.Lgs. 14 marzo 2013 n.33, come modificato dal D.Lgs. n. 97/2016, i seguenti documenti, informazioni o dati:

……………………………………………………………………………………………………………………………………………….

riferiti al periodo dal ……/……./………….(gg/mm/aaaa) al ……/……./………….(gg/mm/aaaa)

e di ricevere i contenuti sopra indicati al seguente recapito:

………………………………………………………………………………………………………….

Ambito di riferimento della richiesta:

• Ambiente e verde • Casa • Cultura • Economia e impresa • Gestione patrimonio • Mobilità e strade • Organi istituzionali • Partecipazione e diritti • Personale • Risorse finanziarie • Scuola, educazione • Servizi sociali • Sicurezza e pronto intervento • Sport • Territorio e urbanistica

• Tasse e tributi

Finalità della domanda (informazione facoltativa da utilizzare a fini statistici):

• a titolo personale • per attività di ricerca o studio • per finalità giornalistiche • per conto di una organizzazione non governativa • per conto di un’associazione di categoria • per finalità commerciali

Una proposta possibile

Pur nella loro semplicità, siamo sicuri che due moduli come questi possano essere accessibili a tutti? Ci riferiamo in specialmodo ai cittadini dal background migratorio. Nella realtà, dall’esperienza empirica, sappiamo che i cittadini stranieri neanche sanno che possono accedere agli atti amministrativi della pubblica amministrazione. E quando succede nella loro vita qualcosa di eccezionale, solo con il supporto di un avvocato possono pensare di accedervi.

Ma poniamoci un’altro interrogativo. Quand’anche i cittadini stranieri riuscissero ad avere un atto, riuscirebbero a conprenderlo, dato che la sua leggibilità è sempre messa in crisi dal burocratese…? La risposta è sicuramente no, dato che persino il cittadino comune “autoctono” ha difficolta di decodifica del burocratese… Quindi sempre di più vi sarebbe bisogno di un avvocato

Così facendo non si mettono in discussione i capisaldi legislativi, partendo dalla carta costituzionale fino alle leggi suddette? Democrazia, trasparenza, stimolazione del dibattito pubblico, partecipazione attiva, in Italia vengono esautorati quando si tratta di cittadini stranieri.

Ma allora che fare? Occorre necessariamente ripensare, definire e organizzare un nuovo rapporto pubblico con i cittadini dal background migratorio.

Una proposta possibile potrebbe essere quella di adottare un sistema unico di accesso agli atti di tutte le amministrazioni locali dove inserire dei mediatori interculturali, formati ad hoc, che possano fare da ponte con il territorio, senza pregiudizi e nella logica proprio dell’attivazione di un dibattito pubblico e di una partecipazione civica attiva…