Il Caso Reggio Emilia: gli scandali segnalano un problema culturale di legalità

di Marco Marano

Prima i dipendenti del Comune inquisiti per aver truccato le gare pubbliche, poi la scoperta di una centrale della ‘ndrangheta di fatturazioni false che si propagava in tutta Italia, nel mezzo la tramutazione in legge del decreto semplificazione con la deregulation sugli appalti, dietro il più grande processo mai fatto contro la ‘ndrangheta in Italia. Accade a Reggio Emilia…

Bologna, 24 settembre 2020 – “A nessuno di loro viene contestato il reato di corruzione. Fin dall’inizio delle indagini l’Amministrazione si è comportata in modo responsabile, con trasparenza, assumendo tempestivamente decisioni coerenti e conseguenti”.

Questa è la dichiarazione dell’amministrazione comunale di Reggio Emilia all’indomani dello scandalo che il 15 settembre ha coinvolto il sistema burocratico, con 26 tra dirigenti e funzionari, sia in attività che in pensione, accusati di truccare le gare pubbliche. Il fatto che quelli in carica non siano accusati di corruzione fa ridimensionare lo scandalo, deresponsabilizzando il livello politico dagli eventi criminosi, secondo la lettura dell’amministrazione.

Che a Reggio Emilia, ormai da anni, ci sia un grande gap di legalità sul territorio è cosa nota, dato che lì si è svolto il più grande processo al sistema criminale ‘ndranghetista: Aemilia. Oggi si può parlare di un vero e proprio “Caso Reggio Emilia”, anche in riferimento alle notizie che arrivano relative all’ingente giro di fatture false gestito dalla ‘ndrangheta, scoperchiato dall’operazione congiunta delle Fiamme gialle con la squadra mobile della città: l’inchiesta “Re Cleaning”. Gli inquirenti parlano di “pionerismo”, poiché per la prima volta, Reggio Emilia è diventato centro criminale, da cui le propagazioni in 14 regioni.

L’Ansa, raccontava così la sommatoria dei reati sulle gare truccate ad hoc: “Corruzione, turbativa d’asta e bandi pubblici che sarebbero stati confezionati su misura per favorire imprese aggiudicatarie. Ipotesi di rivelazione di segreti d’ufficio, falsità ideologica in atti pubblici e omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale”.

Questa inchiesta è partita nel 2016. La storia che ha portato le indagini alle risultanze di oggi, riguardava l’istigazione alla corruzione a carico di un Giudice della Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, ex dirigente del servizio legale dello stesso. Il reato si configurava in una bustarella di 15000 euro, per favorire una pratica. Da quel momento gli inquirenti mettevano sotto osservazione il sistema burocratico del Comune di Reggio. Ecco che sistematicamente venivano accertate prassi per truccare le gare pubbliche.

Ma aggiungiamo un elemento in più. Un elemento che concerne il decreto semplificazione che a ridosso dello scandalo del Comune di Reggio Emilia, è stato tramutato in legge dal Parlamento italiano. Una legge che l’Associazione Libera ha definito dal “potenziale criminale”. Questo perché la legge determina, attraverso gli affidamenti senza gara, una deregulation nella gestione degli appalti e delle risorse finanziarie.

Proprio in ragione della pericolosità di una deregulation in tema di appalti pubblici, in un paese come l’Italia, endemicamente corrotto, ci sembra interessante andare a comprendere “la madre di tutti i bandi” di Reggio Emilia… Si è trattato di un bando di gara europeo del 2016, per un valore di 25 milioni di euro. Cera d’affidare per otto anni i servizi che sostanziano la dimensione amministrativa di un ente locale: servizi di controllo ZTL; servizi di gestione delle aree di sosta pubbliche; servizi di trasporto scolastico; servizio di bike-sharing.

Il metodo attraverso cui i funzionari del Comune di Reggio Emilia hanno proceduto nel truccare le carte era determinato da requisiti ritagliati su misura e molto strutturati, per cui solo un’azienda una avrebbe avuto le carte in regola per vincerlo quel bando. E cosi è stato.

Immaginiamo che questo scandalo non fosse mai uscito fuori… Con una deregulation, cosa avrebbero fatto gli stessi funzionari e dirigenti del Comune di Reggio Emilia? Davvero l’amministrazione reggiana pensa che, non essendoci stati per i suoi dirigenti in attività accuse di corruzione, a Reggio Emilia non c’è un grande problema culturale di legalità?