Il processo di mediazione tra patrimonio culturale e cittadinanza

di Marco Marano

Nell’indagine sui principali topic semantici, scopriamo una definizione che affida alle società il valore universale della cultura o per meglio dire dei luoghi che hanno la funzione di essere i promotori del patrimonio culturale di una comunità: “la sintesi di una delega collettiva nei confronti del tempo”...

Bologna, 2 dicembre 2020 – Che sia un museo o una biblioteca, l’idea di una delega collettiva nei confronti del tempo ha un significato forte rispetto alle opere localizzate, catalogate, esposte, comunicate. Un significato che ritroviamo in un altro concetto portante, quello di “mediazione”; una mediazione sociale tra il “bene culturale”, secondo la definizione del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, e i cittadini.

Tra mediazione sociale e attenzione al territorio

In realtà occorrerebbe parlare di strumenti di mediazione, che la gestione di ogni bene culturale deve possedere in funzione della sua tipologia. Per una biblioteca sono i punti di accesso, formali e semantici, al sistema di ricerca dei documenti, nel primo caso per titolo e autore, nell’altro per contenuto. Mentre per i musei la mediazione avviene grazie ai servizi di supporto degli allestimenti. Ma non è tutto…

Si perché la mediazione sociale tra bene culturale e cittadinanza in realtà si sostanzia attraverso una precisa attenzione al territorio in cui è localizzata, appunto, la biblioteca come il museo. Un’attenzione che è proprio insita nella sua natura stessa, come nella missione del bene culturale: “la necessità di preservare il patrimonio culturale italiano”. Anche questa è una definizione presa dal “Codice dei beni culturali e del paesaggio”.

Ma la necessità non è strettamente legata esclusivamente alla conservazione, catalogazione e accesso, ma, in special modo, alle strategie che possano avvicinare quanto più è possibile, il cittadino ai luoghi della conoscenza diffusa: biblioteche e musei, appunto.

Ma da dove nasce questa necessità? Per comprendere appieno la funzione che hanno nella società attuali i beni culturali prendiamo in prestito alcuni paradigmi elaborati dall’Unesco a proposito del “Manifesto per le biblioteche pubbliche”.

Le vie di accesso locali

La biblioteca pubblica, via di accesso locale alla conoscenza, costituisce una condizione essenziale per l’apprendimento permanente, l’indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell’individuo e dei gruppi sociali.

Una via di accesso locale, quindi territorializzata, che rappresenta la condizione essenziale per lo sviluppo dell’individuo e della collettività. Da questo postulato ne derivano altri: in termini di benessere spirituale delle menti, come di accesso libero senza distinzioni di nessun tipo.

Poi ancora: “la rispondenza ai bisogni e alle condizioni locali sono fondamentali”. Ecco allora che arriviamo ai punti nevralgici, che il manifesto dell’Unesco individua nella “missione sociale” di una biblioteca pubblica: consapevolezza dell’eredità culturale, dialogo interculturale, protezione della diversità culturale, salvaguardia della tradizione orale.

I bisogni territoriali

Ora, per arrivare a questo occorre che il processo di mediazione tra bene culturale e cittadinanza si realizzi sulla base di un concetto trasversale a tutte le società contemporanee: il bisogno. Va da sé che i principi cardinali di una strategia che voglia assecondare i bisogni dei cittadini non può che passare dall’elemento fondante di ogni progettazione: l’analisi del contesto territoriale.

Se bisogni e contesto devono essere fotografati insieme per chiunque volesse cogliere in ogni ambito la rispondenza alle necessità della realtà, questa condizione la ritroviamo sistematicamente in ogni documento programmatico o anche epistemologico che riguarda le dimensioni proprie alle biblioteche e ai musei.

I topic semantici

Così, andando a spulciare tra i testi di Biblioteconomia e Museologia, rintracciamo paradigmi comuni relativamente al processo di mediazione tra patrimonio culturale e cittadinanza…

Processi di mediazione che consentano di mettere in rapporto le informazioni contenute nei documenti con i lettori…

Una serie articolata di servizi”…

Soddisfacimento dei bisogni espliciti e impliciti degli utenti reali e potenziali del presente e del futuro”…

Il contesto in cui si colloca e il bacino di utenza a cui intende rivolegersi”…

Lo specifico museologico

Nello specifico museologico il Codice dei beni culturali e paesaggistici, ci consegna una definizione paradigmatica: “Il museo è una istituzione permanente, pubblica o privata, senza scopo di lucro, al servizio dello sviluppo della società, aperto al pubblico che conserva, espone, e comunica le testimonianze materiali dell’uomo, della sua storia e del suo ambiente“. Seguendo poi il percorso semantico occorre riproporre il postulato museologico iniziale: “Un museo rappresenta la sintesi di una delega collettiva nei confronti del tempo“.

Se aggiungessimo l’idea portata avanti dalla Convenzione di Faro, secondo cui “persona e valori umani sono al centro dell’eredità culturale“, le chiavi di lettura ci porterebbero dentro un tracciato costruito sulle ragioni dell’ambiente, del tempo e dell’eredità…

Sono tre paradigmi, quelli legati alla sfera museologica, che raccolgono la sintesi universalistica nel ruolo che i beni culturali svolgono in una società. Ambiente, tempo ed eredità rendono eppure aperto il campo visivo, poiché in qualche modo ci fanno tornare ai concetti di contesto sociale, vocazione, e memoria…

C’è anche da dire che il Codice dei beni culturali e paesaggistici, in merito alla lettura del territorio, rispondendo in qualche modo alle “ragioni dell’ambiente“ mette in campo un vero e proprio strumento di pianificazione, mediante la stesura dei “piani urbanistici territoriali con specifica attenzione ai valori paesaggistici”.

L’analisi del bacino d’utenza

Ma torniamo per un attimo alla Biblioteconomia, perché diventa interessante, dentro il nostro prospetto, intercettare l’analisi sulle “Carte delle collezioni“. In tal senso viene proposta una “scaletta“, sulle definizioni del contesto sociale a cui una biblioteca pubblica è legata.

In questa scaletta troviamo che l’analisi del bacino d’utenza è sostanziale per processare altri passaggi ben strutturati: precisazione dei fini istituzionali della biblioteca, analisi della copertura disciplinare delle raccolte già esistenti, precisazione del livello di informazione da soddisfare (di base, scolastico, universitario, di ricerca, etc.)“.

In definitiva, una buona analisi del contesto permette una giusta collocazione delle raccolte, anzi possono essere individuati “elementi utili a capire e decidere le strategie necessarie ad incrementare le raccolte“.

L’organismo mutante

Restando nella logica delle biblioteche, vogliamo terminare questa ricostruzione dei topic semantici che riguardano i processi di mediazione tra bene culturale e cittadinanza, con i postulati prodromici racchiusi nelle cinque leggi di Ranganathan. L’ultima in particolare ci sembra nevralgica per chiudere definitivamente il cerchio: “La biblioteca è un organismo in crescita, ovvero non possiamo che riferirci alla biblioteca in termini di organismo dinamico, che muta e si trasforma“.

Secondo Ranganathan la biblioteca, ma anche qui potremmo allargare il discorso ai musei, è un organismo che si trasforma, naturalmente al trasformarsi della società, e potremmo dire al mutarsi dei bisogni collettivi espressi in ogni momento storico…

Credits: Istituzione Biblioteche Bologna