ITALIANO X STRANIERI – La poesia in classi L2/LS: strumento didattico o trappola inutile?

FONTE ITALIANO X STRANIERI Roberto Gamberini

Sull’utilizzo della letteratura in prosa nei corsi di italiano per stranieri si è scritto molto, e nella nostra quotidianità didattica spesso attingiamo allo sconfinato panorama del quale la narrativa italiana ci fa disporre. Il mercato editoriale ci offre anche parecchie antologie già didattizzate per contesti L2/LS, oppure, lì dove altri autori di materiali didattici non sono arrivati, la nostra creatività ci aiuta a rendere apprezzabile dalla classe un testo che ci sta particolarmente a cuore.

L’esperienza ci insegna, all’inizio non senza un certo stupore, che non è difficile introdurre materiale letterario già in livelli bassi: è piuttosto sorprendente come alcuni autori di libri di italiano L2/LS presentino con successo dei testi della nostra narrativa sin dalle primissime lezioni del livello A1! (Un esempio su tutti: Un giorno in Italia, libro di italiano L2/LS edito da Bulzoni, fa lavorare su un testo autentico di Francesco Piccolo già nella prima unità di A1).

In questo contesto la poesia è spesso messa in secondo piano, sia dagli autori di materiale editoriale, sia dagli insegnanti stessi, i quali, nella migliore delle ipotesi, confinano il testo poetico ai livelli di maggiore competenza (C1/C2).

L’obiettivo di questo intervento è invece suggerire praticamente alcuni utilizzi di testi poetici già a livelli elementari. Per un inquadramento teorico del tema, si suggerisce Delucchi (2012).

La prima obiezione: e l’obiettivo comunicativo? A che serve, in un’ottica funzionale, insegnare la poesia? Cosa impara il mio studente principiante leggendo una filastrocca? Impara, altroché se impara! Punto primo: è davvero gratificante, per uno studente che ha seguito dieci ore di lezione, scoprire che può comprendere il significato di una poesia di un grande autore italiano. È un obiettivo che sembra molto distante, ma che in realtà è più a portata di mano di quanto ci si possa aspettare e che ci aiuta a lavorare in maniera mirata sulla motivazione del nostro studente, motivazione che, come sappiamo bene, dopo un picco iniziale rischia di precipitare dopo qualche mese di studio.

Senza contare l’aspetto culturale: troppo spesso rimandiamo ai livelli più avanzati l’introduzione di elementi culturali ben caratterizzanti del nostro patrimonio, elementi che invece il testo poetico ci aiuta a introdurre sin dalle prime lezioni.

Ma non solo motivazioni, gratificazioni e cultura: l’utilizzo di un testo poetico può, anche in A1, essere utile per presentare un fenomeno linguistico che ci interessa introdurre alla classe.

Un esempio: la classe già conosce gli aggettivi regolari dei due gruppi, i sostantivi maschili e femminili, gli articoli determinativi. Il mio obiettivo è far ripassare gli aggettivi regolari e presentare alcuni accrescitivi e diminutivi, e mi faccio aiutare dal buon Gianni Rodari:

Filastrocca corta e matta,
il porto vuole sposare la porta,
la viola studia il violino,
il mulo dice: – Mio figlio è il mulino -;
la mela dice: – Mio nonno è il melone -;
il matto vuole essere un mattone,
e il più matto della terra
sapete che vuole? Fare la guerra!

Già in A1 un testo così ricco? Certo! Di sicuro non capiranno tutto (non è questo il mio obiettivo), ma, complice la ricca musicalità del testo (alternanza tra ottonari ed endecasillabi, figure retoriche di suono), i giochi di parole e i calembour dei quali la poesia è piuttosto esemplificativa, si può essere certi che i versi scorreranno via piacevolmente per tutta la classe. Non conoscono i modali? Non hanno studiato la comparazione? Ma non importa! Noi siamo lì per questo! Li dobbiamo guidare gli studenti verso i significati del testo, quelli più espliciti, quelli più sotterranei, e li dobbiamo condurre il più possibile verso la comprensione dei vari livelli di lettura che il testo offre. L’introduzione degli accrescitivi e dei diminutivi verrà spontanea, anche ricorrendo a disegni o fotografie che rappresentino i vocaboli nuovi presenti nel testo, e insieme a questa non si potrà non pensare ad attività di comprensione e di riuso del nuovo fenomeno osservato.

E perché non lavorare anche sulla produzione poetica?

Già con i principianti la produzione di poesia è un’attività creativa molto interessante. Certo, come già detto, non c’è uno scopo comunicativo vero e proprio, ma le stesse linee guida del QCER ci ricordano che stimolare l’aspetto creativo dei nostri studenti con attività mirate riveste dei grandi benefici funzionali anche in chiave comunicativa.

La produzione poetica è un’attività che si suggerisce per classi ben avviate, e non tanto per la quantità di lingua necessaria, quanto piuttosto per l’atmosfera che dev’essere già consolidata in classe, un ambiente di cooperazione, sereno e nel quale la voglia di mettersi in gioco degli studenti sia palpabile. Richiede anche un quid in più dell’insegnante, il quale dovrà essere in grado di stimolare la classe verso la produzione di idee poetiche, di raccogliere le idee della classe e di dirigere l’aspetto puramente creativo del fare poesia. Dovrà, sostanzialmente, moltiplicare per il numero dei suoi studenti un’azione, un fare che di solito è solitario e mediato, che non risponde ad esigenze e dinamiche di gruppo.

Lavorare con testi poetici è, sia in fase produttiva, sia in fase ricettiva, un’attività molto gratificante per la classe. Forse richiede un piccolo sforzo in più da parte nostra, e riguardo la preparazione delle nostre lezioni, e durante le lezioni stesse, che saranno più fuori dagli schemi ai quali gli studenti sono abituati. Ciò non toglie che si tratta di un’operazione diversa dal solito che può dare risultati realmente esaltanti.

Delucchi F, in Italiano LinguaDue, n. 1. 2012, Il testo poetico nell’insegnamento del’italiano L2/LS.