Viaggio dentro il concetto di biblioteca: la mediazione sociale della conoscenza

Nell’epoca della post-verità e delle fake news possiamo dire che sia “saltato il banco”… Non esistono più significati condivisi propri alla civiltà alfabeta, ma revisioni e contro revisioni sui principi che regolano le società occidentali. La biblioteca, come tradizionale luogo fisico della conoscenza, potrebbe rappresentare l’ultimo baluardo alla revisione della verità storica…?

di Marco Marano

Che una biblioteca sia un luogo di conoscenza è scontato per il sentire comune, ma che sia anche un concetto sociale non lo è affatto. Siamo negli anni venti del XXI secolo, epoca della post-verità, società dove imperano i processi di manipolazione della realtà, che in sintesi possono essere racchiusi nell’espressione “Fake News”.

Una società malata, poiché non può più contare sulla funzione dei mass media come portatori di conoscenza, in termini di comprensione della realtà, espressione intesa nel senso dato dal massmediologo Marshall McLuhan nel suo saggio “Understanding media”, che in Italia è stato pubblicato con il titolo “Gli strumenti del comunicare”.

La galassia della conoscenza

In un tale contesto storico, dove sono stati alterati i sistemi di significazione, cioè i sistemi simbolici a cui dare un significato sociale condiviso, in ragione delle leggi ma anche della cultura, cerchiamo di comprendere a fondo il senso della biblioteca come concetto prima che come luogo, dal punto di vista storico-antropologico e metodologico. Utilizzermo alcuni paradigmi utili alla definizione e connotazione scientifica della “galassia della conoscenza” rappresentata dalla biblioteca.

Le cinque leggi di Ranganthan

Le cinque leggi di Ranganthan, possiamo sicuramente dire, che rappresentano i postulati da cui prende le mosse qualsivoglia paradigma. Esse esplicitano come la dimensione sociale sia preponderante poiché caratterizza l’epoca storica della conoscenza diffusa, nella sua capacità di essere significazione collettiva.

In sintesi:

  • i libri esistono per essere letti;
  • a ciascun lettore il suo libro;
  • Ciascun libro al suo lettore;
  • informazioni rapide per salvare il tempo del lettore;
  • la biblioteca è un organismo sempre in mutazione.

La storia: localizzazione e reperimento

Ma quando iniziava la necessità di biblioteche per le società organizzate? Durante il periodo dell’Umanesimo, quindi agli albori dello stato moderno. Il bisogno di conoscenza, dopo l’invenzione gutemberghiana del torchio a stampa, diventava quello relativo al reperimento dei testi esistenti da cui la conseguente necessità di localizzazione dei luoghi fisici dove reperire i documenti.

Risorse, pratiche e utenza

Studiare oggi una biblioteca significa individuarne innanzitutto i criteri e le modalità di raccolta, ordinamento, gestione e comunicazione. I tre fattori che rappresentano le fondamenta di una biblioteca sono: i materiali, cioè le risorse documentarie; le attività, cioè le pratiche gestionali, dall’acquisizione dei documenti, alla catalogazione, fino alle modalità di accesso; le funzioni, cioè il soddisfacimento del proprio bacino d’utenza.

La missione nei bisogni

Ecco che possiamo approcciarci alla sua missione, incentrata sul soddisfacimento dei bisogni espressi all’interno della comunità sociale, ma anche quelli inespressi. Questo perché la biblioteca deve individuare attraverso i servizi le istanze che non vengono esplicitate dal corpo sociale. Ma non è detto che tutte le biblioteche abbiano la sessa missione, questa deve essere declinata sulla base di obiettivi specifici, sulla definizione di una politica della raccolta, e sull’individuazione degli strumenti di mediazione.

Le funzioni

Le funzioni di una biblioteca sono le medesime di quelle del XVIII secolo, e cioè quelle di rispondere alle esigenze sociali di documentazione e informazione, quindi funzione di chiusura dei confini della memoria storica. Ma poi c’è anche la funzione di rendere queste informazioni e documenti accessibili, attraverso processi di mediazione, che vengono canalizzati all’interno dei servizi.

La mediazione

Sul concetto di mediazione è incentrata tutta la dimensione sociale di una biblioteca: ma cosa intendiamo per mediazione? Intendiamo la capacità di una biblioteca di poter essere utilizzata da tutti. Occorre dunque mettere in campo degli strumenti che medino, nel senso di facilitare, il cittadino verso il luogo della conoscenza. Ma per far questo occorre che la biblioteca costruisca dei servizi appropriati tenendo conto di tre parametri: il patrimonio librario, il contesto ed il bacino d’utenza.

La gestione della collezione

La gestione della collezione è un’attività complessa che riguarda la fisionomia ma anche le finalità svolte dalla biblioteca in ragione del suo patrimonio documentale. Sono due le fasi di sviluppo nella gestione: l’incremento delle raccolte, e la revisione e scarto.

La carta delle collezioni

All’interno della carta delle collezioni vengono formulate le operazioni preliminari ed i criteri operativi. E’ il documento pianificatorio e organizzativo che consente una gestione mirata e puntuale del sistema biblioteca. L’architettura del suo schema è fondamentalmente incentrata sulla chiarificazione degli aspetti istituzionali, ma soprattutto individua, in qualche modo, il livello dei bisogni che la biblioteca deve soddisfare, in ragione del suo bacino d’utenza e contesto sociale

Definizione del contesto

  • Fini istituzionali
  • Analisi copertura disciplinare
  • Livello di informazioni da soddisfare
  • Analisi del bacino d’utenza

Specifica delle priorità

  • Individuazione dei settori da incrementare

Formalizzazione della politica sui desiderata e i doni

  • Definizione del livello di richiesta da soddisfare
  • Quali doni accettare: se solo quelle legate alla linea della biblioteca o tutte.

Le collezioni documentarie: bisogni e la memoria

Sono tre i piani di sviluppo che una biblioteca intraprende in funzione dei bisogni della conoscenza da circoscrivere… Qui il tema si sposta sul rapporto tra memoria e conoscenza. Infatti le collezioni documentarie oltre a rispondere alle esigenze territoriali con le collezioni correnti, devono assolvere alle funzioni di testimonianza della memoria storica attraverso i Fondi antichi, cioè documenti vecchi di almeno un secolo, e le collezioni speciali, prevalentemente legate alle Fonti orali.

Il tema della memoria rappresenta una delle questioni centrali riguardanti la crisi del legame sociale del nostro tempo attraverso i meccanismi della manipolazione di cui dicevamo all’inizio della trattazione.

La ricostruzione condivisa della verità storica

La suggestione inevitabile non può non riguardare l’ipotesi di messa in campo di misure atte a consegnare alle biblioteche, nel nostro tempo storico, il compito di ricostruzione condivisa della verità storica.

Un’ipotesi da sviluppare attraverso progetti di rete che vedano la messa in campo di risorse da parte sia delle agenzie territoriali come la scuola e i centri sociali comunali, ma anche luoghi di aggregazione come i centri sociali del terzo settore. Progetti che mettano insieme genitori e figli su programmi curriculari ed extracurriculari, dove la memoria diventa un elemento della quotidianità.

Il concetto di catalogazione

E’ il complesso di documenti sotto forma di registrazioni codificate secondo norme e formati standardizzati. Attraverso la catalogazione l”istituto biblioteca fornisce tutta una serie di informazione sui documenti posseduti, sia dal punto di vista contenutistico che in termini di localizzazione.

La catalogazione è definita dagli studiosi di Biblioteconomia come il principale sistema di mediazione che possiede però due divere prospettive. La prima riguarda una “mediazione immateriale” che incrocia il bisogno di conoscenza dei lettori con la conoscenza posseduta sui libri. Ma c’è anche una “mediazione fisica” tra lettori e singoli documenti.

Il processo di catalogazione

Il processo di catalogazione consta di due fasi fondamentali: la descrizione bibliografica e la modulazione dei punti d’accesso.

La descrizione bibliografica si compone di una sequenza di elementi che racchiude una serie d‘informazioni sufficienti a descriverlo ma anche ad identificarlo, distinguendolo in modo univoco. Essa si completa quando per il singolo documento è stata prodotta una registrazione che ne individui le caratteristiche fisiche.

La scelta dei punti d’accesso, cioè quegli elementi che permettono l’individuazione di una precisa registrazione, riguarda specificatamente le due diverse modalità inerenti il processo di normalizzazione: Formale e Semantica.

Il processo di normalizzazione

Come abbiamo visto fin dalla nascita dello stato moderno, all’indomani dell’invenzione del torchio a stampa, che produsse il passaggio dalla società illetterata alla società letterata, secondo i postulati della Teoria del Medium, si pose la necessità di localizzazione dei testi, fisica come contenutistica. Nel ventesimo secolo questa necessità si è trasformata in una logica sistemica di ogni singolo paese.

Il tema che si pose negli anni sessanta, alla Conferenza di Parigi, fu quello di costruire dei sistemi di individuazione e localizzazione dei documenti che fossero univoci per tutti i paesi alfabetizzati. E’ questo quello che intendiamo per processo di normalizzazione, cioè la unificazione dei criteri di catalogazione e descrizione su scala internazionale. E’ una sorta di disciplina delle informazioni bibliografiche, condivisa all’interno di un sistema unico per tutti i paesi del mondo.

La catalogazione formale

La catalogazione formale è così definita poiché descrive un documento attraverso elementi concretamente riscontrabili e desunti dall’esame fisico: autore t titolo, dimensione e numero delle pagine. Esse confluiscono quindi in un codice di regole standardizzate, per poter rappresentare nel modo, appunto, più formalizzato possibile, la stessa descrizione.

Lo standard nazionale e internazionale utilizzato è l’International Standard Bibliographic Description (ISBD). Il formato ha tre scopi: scambio di registrazioni da fonti diverse; comprensione delle registrazioni al di là delle barriere linguistiche; formato leggibile con modalità automatizzate.

Ma per raggiungere questi obiettivi occorre innanzitutto un quadro normalizzato in otto aree di descrizione; poi modi e forme suggerite per presentare gli elementi; ordine obbligatorio delle aree e degli elementi; una punteggiatura per dividere gli elementi in singole aree, ma anche per introdurre le aree stesse, oppure per segnalare l’introduzione di una nuova area, o infine definire la tipologia degli elementi che seguono.

La catalogazione semantica

La catalogazione semantica si avvale di una descrizione diversa del documento, che attiene alla sfera del contenuto: argomento, ambito disciplinare, tema. Con un concetto si esprime un contenuto. I linguaggi di indicizzazione, prodotti in seguito al processo di normalizzazione, sono due: la soggettazione e la classificazione.

La soggettazione, è il processo attraverso il quale possono essere individuati gli argomenti trattati nei documenti, quindi la formulazione del concetto esprime il contenuto del documento. In questo modo un medesimo concetto può essere rappresentato da una espressione univoca. Questa espressione verbale costituisce il punto d’accesso. L’organizzazione di cataloghi dei punti d’accesso del soggetto costituirà un catalogo autonomo rispetto agli altri.

E’ chiaro che i termini scelti per rappresentare il contenuto del documento, devono avere i requisiti di specificità, cioè il termine prescelto per rappresentare il contenuto deve avere un alto grado di corrispondenza con il concetto che esprime. Questi termini o descrittori formeranno le voci del catalogo. Solitamente un descrittore non è una sequenza di parole, quasi mai una parola unica, che si trasformeranno in una stringa, che vedrà al primo posto della sequenza il concetto centrale.

Ma un compito sostanziale del catalogo per soggetto è quello di mettere in collegamento le varie voci di soggetto e questo con due diverse modalità: i collegamenti semantici e quelli sintattici. I primi si caratterizzano per riuscire a trovare termini affini: “Aereonautica invece che Aviazione”… Gli altri sono i termini usati sia nelle voci di soggetto che nelle suddivisioni.

Per ciò che concerne la classificazione, possiamo individuare una possibile definizione, nella seguente frase: grandi raggruppamenti sulla base di elementi comuni, per poi svilupparsi dentro ciascuna classe. I tre livelli di classificazione (concettuale, verbale e notazionale) si declinano in termini di analisi, formulazione e traduzione dei concetti stessi.

Ma cos’è una classe? Possiamo dire che tutto l’universo del sapere di suddivide in sezioni definite classi, corrispondenti a settori disciplinari. Naturalmente il numero delle classi è variabile a seconda del sistema di riferimento. Il sistema funziona con tutte le discipline fondamentali, con uno spazio proporzionato alla loro estensione e importanza. La progressione delle classi è consequenziale, con uno spazio destinato che può contrarsi o ampliarsi all’infinito.

Sitografia

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