PRESSENZA – “C40 Reinventing cities”. Reinventare le città, ma solo a misura di cliente

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Il C 40, ovvero il meeting internazionale che collega tra loro quaranta città dei cinque continenti si è svolto nella sessione di luglio 2020 in un’inedita modalità a distanza attraverso una piattaforma di video-streaming.

Si tratta di un incontro periodico di circa 40 sindaci e governatori con lo scopo di verificare e confrontare le rispettive esperienze nelle politiche urbanistiche, di trasporto e di sostenibilità per tutte le aree urbane da loro amministrate. “Reinventing cities”  è lo slogan che accompagna e guida i partecipanti nei loro lavori e in un confronto cordiale.

Tutti gli interventi hanno utilizzato parole d’ordine ampiamente condivise e come in ogni consesso privo di potere decisionale lo scontro sulle questioni di merito e il contraddittorio è stato pressoché assente. A ben vedere, come potrebbero essere messe in discussione parole chiave quali Green economy, Sunstanibility e Resilient climate change?

Ad aprire questa inedita sessione on line è stato il sindaco Eric Garcetti dal suo ufficio di Los Angeles.

Dal suo discorso emerge chiaro un appello come amministratore locale (e a nome di tutti gli amministratori locali) rivolto agli organismi del potere centrale, nel suo caso al governo federale. “Dateci le risorse di cui abbiamo bisogno” chiede. Invita poi a esercitare una pressione generalizzata sui rispettivi governi centrali e sottolinea l’efficacia della sua posizione di sindaco molto più vicino alle istanze dei cittadini rispetto al governo centrale, soprattutto per innescare una “Green Stimulation”.

Garcetti continua spiegando come il Covid 19 vada visto come una preziosa opportunità per connettersi gli uni con gli altri, per poi ripartire. Sostiene che economia ed ecologia non sono per forza termini antitetici e preconizza una prossima rivoluzione delle energie e tecnologie sostenibili.

Segue un breve video registrato di Mike Blooomberg, ex sindaco di New York.

Prende poi la parola Giuseppe Sala, sindaco di Milano. “La pandemia è un fenomeno fortemente legato al climate change” esordisce. “Ora più che mai bisogna immaginare le città come uno spazio a “fifteen minutes walk”, dove scuole, negozi e servizi siano raggiungibili facendo 15 minuti a piedi” aggiunge.  Anche Sala indirizza un appello al governo centrale perché dia un maggiore sostegno alle amministrazioni locali.

Al centro del suo discorso sta lo sforzo di dotare la città dei c.d Discrict che stanno sorgendo come funghi in questi ultimi anni con una logica immobiliarista in tutta Milano. Sala presenta il quartiere (District) come un organismo autosufficiente e portatore di un sentimento di orgogliosa appartenenza dei suoi abitanti. Non racconta però come l’uso di questa terminologia accattivante e moderna serva alla sua giunta e relativi accoliti – immobiliaristi e fondazioni bancarie –  per trasformare radicalmente il volto della città.

Nel suo discorso permane ancora una visione centripeta degli spostamenti in città: dalle periferie verso il centro. Cosa nasconde questa declinazione plurale? Perché periferie e non periferia? Il centro è uno solo e indivisibile nella sua inaccessibilità abitativa o commerciale. Al centro vanno rapportati tutti gli spostamenti che si svolgono in città.

Sala non fa menzione del disegno complessivo legato al futuro della città: aumentare fortemente il numero di abitanti, arrivando nel prossimo ventennio a 2 milioni, per poter competere con le altre metropoli europee e mondiali.  A questo scopo servirebbero più case a canoni accessibili e invece si sta progressivamente allargando l’area ad alto rendimento fondiario. Così il centro, che viene praticamente garantito sotto l’aspetto della redditività per metro quadro, si allarga sempre di più, in un processo di “gentrificazione” strisciante che espelle le classi popolari, tanto che intere zone della parte ovest di Milano come il Giambellino stanno diventando un nuovo obiettivo per fondi immobiliari come la BNP Paribas a cui fa capo il Comune stesso. Sala non dice agli altri sindaci di aver portato il biglietto del tram e della metropolitana a 2 euro per pagare i lavori della linea 4 del metrò e non accenna alle prossime, annunciate devastazioni di quartieri come San Siro e Città Studi, con buona pace del to be proud of your District”.

La conferenza stampa prevedeva domande scritte online da parte dei giornalisti e guarda caso Sala non ha risposto a nessuna di quelle riguardanti le questioni ambigue legate al consolidamento dell’Housing Sociale quale unico canale di ampliamento dell’offerta di alloggi in città. Una strategia urbanistica che si è tramutata presto in una macchina da soldi a rischio zero per gruppi e fondazioni bancarie.

Radicalmente diverso è l’intervento di Jenny Dunkan, sindaca di Seattle, che porta l’attenzione sulle condizioni previdenziali e di sicurezza per tutti i lavoratori delle consegne, che ormai caratterizzano gli scenari metropolitani. Dunkan parla di veri e propri benefit da assicurare a questi lavoratori e sostiene con forza l’importanza degli investimenti nella città, ma a differenza del suo omologo italiano riesce a essere chiara e schierata mantenendo una decisa e netta separazione tra gli investimenti pubblici e quelli privati.

Il sindaco di Rotterdam Ahmed Abdaleb presenta come un grande successo della città l’ingente investimento fatto dalla Shell per la sistemazione dalla sua sede centrale a impatto zero, dimenticando le devastazioni ambientali di cui la multinazionale è responsabile, mentre Federico Gutiérrez, sindaco di Medellin, parla come si parlava un ventennio fa delle opportunità della rivoluzione digitale e di circa 10 milioni di alberi da piantare nella sua regione.

Interessante dal punto di vista della prospettiva e fuori dal coro è Valerie Plante, sindaca di Montreal, che sostiene il “Buy Local” e il boicottaggio della grandi piattaforme on-line come Amazon, insieme alla battaglia per una drastica riduzione delle auto in città.

L’ultimo intervento, ma che rimane tra quelli più incisivi, si deve a Mary Cantrell, sindaca di New Orleans, che parla di infrastrutture verdi e blu legate al ciclo dell’acqua e di energia solare. Propone anche di allargare il concetto di comunità per comprendere sia i neri che gli ispanici, riferendosi alla realtà multi-etnica di New Orleans.

In definitiva la conferenza internazionale “C40 Reinventing cities”, svoltasi tutta in streaming e in inglese, è stata una bella vetrina piena di proposte sulle tecnologie sostenibili e con una chiara attenzione all’emergenza ambientale. Resta però il sospetto che si tratti di una delle tante operazioni di “greenwashing” diffuse in questo momento: dietro alle belle parole il futuro scenario che se ne può ricavare rimanda a centri urbani sempre meno accessibili per i redditi bassi e pieni di immensi e costosi centri commerciali a “impatto zero”.