PRESSENZA – Gli indigeni sono una minoranza? (parte 1 di 3)

FONTE pressenza Cheyenne Ogoyard

I discendenti dai primi popoli sono decisamente presenti nel mondo di oggi, e la loro proporzione all’interno della popolazione dev’essere considerata. (Foto di Flickr)

Poco importa come li si chiami, i primi popoli corrispondono alle persone provenienti dal territorio in cui vivono. La colonizzazione ne ha portate altre e, ancora oggi, la convivenza non è sempre facile. A volte combattute, a volte ignorate, ogni tanto considerate, queste popolazioni sono parte integrante dei paesi in cui vivono. Ecco un breve riepilogo non esaustivo dei diversi popoli a seconda dei paesi o delle regioni del mondo.

Questo articolo non dà la parola direttamente alle persone interessate. Siete liberi di scriverci per segnalare errori o inesattezze riguardo a dati, termini o, più in generale, alle informazioni presentate.

Il presente articolo, che descrive la situazione degli indigeni in alcune regioni del mondo, è il primo di una serie di tre. Questa serie persegue la volontà crescente della nostra generazione di riconoscere i diritti degli indigeni al loro giusto valore, e di difendere la libertà e il rispetto delle minoranze. Il primo articolo traccia un quadro della proporzione di indigeni nelle regioni studiate. Il secondo e il terzo, che sono in realtà un unico articolo diviso in due, presentano cronologicamente e sommariamente le grandi svolte che i popoli indigeni hanno conosciuto nella loro regione d’origine.

Secondo l’UNESCO, “in tutte le regioni del mondo vivono popoli indigeni che detengono, occupano o utilizzano il 22% delle terre del pianeta. Con una popolazione tra i 370 e i 500 milioni, i popoli indigeni rappresentano più della metà della diversità culturale del mondo; hanno creato e parlano la maggior parte delle circa 7000 lingue vive”. Quindi, il 6,2% della popolazione è indigena, suddivisi in 90 paesi del mondo. Questo articolo ne presenta una (piccola) parte.

Canada

In Canada, i primi popoli sono chiamati gli Indigeni. Sarebbero circa 1,4 milioni, ossia il 4,9% della popolazione nazionale, e questa cifra aumenta in modo regolare. Queste persone vivono principalmente nelle città, anche se esistono ancora delle riserve. Si trovano quindi essenzialmente a Winnipeg (Manitoba), Edmonton (Alberta), Vancouver (Columbia Britannica) e Montréal (Québec).

Gli Indigeni sono divisi in 3 categorie principali: Inuit, Métis e Prime Nazioni. Nel paese esistono più di 600 comunità autoctone. I termini “Indiani” (adesso Prime Nazioni) ed “Eschimesi” (adesso Inuit) sono oggi considerati peggiorativi. Tra le Prime Nazioni, che rappresentano il 61% degli indigeni, troviamo numerose comunità che devono essere chiamate e citate con il loro nome con si parla di loro. I Métis rappresentano il 32% della popolazione autoctona del Canada, e gli Inuit il 4%.

I popoli indigeni del Canada non possono essere studiati indipendentemente da quelli degli Stati Uniti, in quanto l’America del Nord costituisce un insieme in cui le frontiere politiche non riflettono le terre originali.

Stati Uniti

Per quanto riguarda i primi popoli degli Stati Uniti, i dati sono più difficili da trovare. Si stima attualmente che le persone indigene sul territorio statunitense siano 1,7 milioni, suddivisi in 573 nazioni riconosciute dal governo federale e rappresentanti lo 0,52% della popolazione totale.

Oggi le diverse comunità sono denominate secondo le loro famiglie linguistiche. Le comunità più attive, che a loro volta presentano sottocomunità, erano gli Irochesi e gli Algonchini a nord. Più a sud si trovavano i Creek (conosciuti anche come Muscogee, N.d.T.), i Sioux e gli Athabasca. In Alaska c’erano gli Inuit.

Oggi si parla di Amerindi, di indigeni, di “nativi” o anche di gruppi tribali.

America latina

Il meticciato è diffuso in America latina, il che rende assai difficile la distinzione tra popoli indigeni e non. La differenza si trova essenzialmente nella lingua (diversa dal portoghese o dallo spagnolo) oltre che nelle tradizioni e culture, creando così le comunità. Questi primi popoli rappresentano circa il 10% della popolazione generale dell’America latina, ossia circa 30 milioni di persone suddivise in modo diseguale tra i paesi. “Così, Bolivia, Guatemala e Perù conoscono una popolazione indiana (termine citato nell’articolo) che rappresenta il 40-65% del totale, mentre in Brasile, Nicaragua e Argentina gli indiani rappresentano meno del 5% della popolazione. Tra questi due estremi si trovano paesi come Messico, Honduras e Cile, la cui popolazione indiana oscilla tra il 5 e il 20% del totale”.

Secondo il Centro Antropologico di Documentazione dell’America latina, vi sarebbero 409 gruppi etnolinguistici.

Le principali comunità sono dunque gli Aztechi (ispirati ai Toltechi), i Maya (che contano 24 lingue diverse) e gli Inca.

Bisogna precisare che alcuni paesi hanno quasi completamente sterminato le popolazioni indigene, come l’Argentina. Coloro che vivono ancora secondo i propri usi e costumi sono per lo più contadini, poiché il legame con la Terra è molto forte. Pochi vivono ancora in completa autarchia.

Australia

In Australia, i primi popoli sono chiamati Aborigeni. Secondo il censimento del 2011, si parlerebbe di 670.000 persone, ossia il 3% della popolazione totale del paese. Ci sarebbero più di 500 popoli aborigeni in Australia, divisi in clan con la propria lingua e territorio.

Oggi, gli Aborigeni vivono prevalentemente nelle città o nelle periferie. Altri vivono in campagna. Molti sono riusciti a mantenere i propri usi e costumi e continuano a vivere nelle loro terre di caccia e di raccolta.

Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda è un’eccezione. Gli indigeni di questo paese sono i Maori. Questo popolo è arrivato sul territorio più di 1000 anni fa dalla sua terra natale polinesiana di Hawaiki. I Maori costituiscono oggi il 14% della popolazione nazionale e la loro cultura, le loro tradizioni e la loro storia sono parte integrante della cultura del paese. Sarebbero tra i 700.000 e gli 800.000 nel paese, su una popolazione totale di circa 5 milioni.

Traduzione dal francese di Enrica Marchi. Revisione di Thomas Schmid.