PROGETTI – Migrant Refugees Journalism (MigReJo)

di Marco Marano

Questo progetto è stato presentato nel bando Unar, Europa per i cittadini, del 2016. I partner del progetto erano: Associazione On The Road, Centro Interculturale Zonarelli, Associazione Frontiere. Il progetto non venne finanziato, ma riteniamo questo tipo di progettazione una chiave di lettura per una visione delle città dove il giornalismo interculturale possa diventare una realtà.

Sintesi del progetto

Il Migrant Refugees Journalism èun progetto di alfabetizzazione giornalistica e multimediale, attraverso attività laboratoriali e seminariali, con l’attivazione di due redazionei locali, sui territori di riferimento individuati, formate da migranti di seconda generazione e rifugiati/richiedenti asilo, e con tutorship costituite anche da professionisti con background migratorio.

Le due redazioni faranno parte del nuovo magazine on line No Borders News. La logica è quella di definire dei processi di apprendimento prevalentemente sul campo in modo tale da passare dalla fase laboratoriale alla strada senza soluzione di continuità. In tal modo si vuole intervenire riportando il trattamento delle notizie, alla loro originaria natura pubblica, sostituendo il sensazionalismo dei media mainstream alla sobrietà e alla manipolazione.

Dal punto di vista deontologico questo approccio implica il ricorso a fonti dirette, fonti che provengono dal basso. Sensibilizzazione dell’opinione pubblica e mobilitazione seguiranno quasi meccanicamente. In tal modo è possibile raccontare il nostro tempo, la cronaca, l’attualità, attraverso lo sguardo dei migranti partendo dai luoghi di accoglienza, in una sorta di viaggio di andata e ritorno.

Descrizione del contesto ed individuazione dei fabbisogni specifici nelle aree urbane periferiche individuate

Questo progetto vuole farsi portatore di una dimensione sociale problematica, quella del racconto sui migranti. La narrazione che ne esce dai media di massa è parziale e catastrofista, determinando incomprensione, razzismo e xenofobia: in poche parole l’edificazione dei nuovi muri del XXI secolo. La necessità che siano i giovani migranti/rifugiati “produttori di giornalismo” è oggi un bisogno sempre più impellente nel quadro dei processi di manipolazione della realtà operati dai media mainstream. In tal senso, lo sviluppo delle tecnologie informatiche, insieme alla nascita dei social netwoks, ha consentito la ridefinizione del sistema di produzione delle informazioni, avvicinandosi sempre di più al significato originario: il valore pubblico delle notizie.

E’ vero che la percezione della realtà ancora oggi è costruita dai media mainstream e che il web, con le sue contraddizioni derivanti dal surplus informativo, non è in grado di assegnare un nuovo senso alle dinamiche collettive. Però è anche vero che le grandi rivoluzioni sociali degli ultimi anni sono state trainate dal web e che spesso esso diventa fonte dei media mainstream. In tal senso l”informazione diventa azione, proponendosi con differenti forme di coinvolgimento e partecipazione collettiva. Così il piano di produzione delle notizie, che ritornano al suo valore pubblico, può incrociarsi con quello della mobilitazione sociale. Il bisogno insomma di raccontare la realtà attraverso altre rappresentazioni sociali, altri ordini del giorno, in termini giornalistici, altre gerarchie delle notizie, può consentire narrazioni della realtà vera dei nostri territori, traghettando il consumo di informazioni verso esperienze su cui queste si possono canalizzare.

Ridare al giornalismo il suo contenuto di senso originario può permettere la nascita di Community Media che agiscono sul territorio, collegandosi ad altri territori del mondo, trasformando il giornalista in operatore della comunicazione giornalistica. Ma c’è anche un discorso identitario su cui fa leva il giornalismo di cittadinanza, relativamente alla dialettica fra sé e l’altro da sé. Nella dimensione dell’altro si gioca la rappresentazione dell’alterità culturale e politica, intesa nel senso ampio del termine, laddove l’alterità, dai media mainstream, viene rappresentata come qualcosa di estraneo da sé, da cui diffidare.

Nella realtà sappiamo che invece le “differenze etniche” stanno arricchendo i paesi europei sia in termini demografici che culturali che anche rispetto ai processi produttivi. In tal senso il valore pubblico delle notizie viene disatteso dai media commerciali. Siamo di fronte ormai a nuove pratiche produttive, che possono e devono essere implementate, a garanzia di una società pienamente democratica, proprio attraverso le nuove generazioni di migranti e rifugiati. Anche perché questo processo, ormai in essere attraverso internet e i social media, produce il dissolvimento del confine tra produzione e consumo di notizie e consente a quest’ultimo di proporsi come pratica sociale nella produzione di senso. Ma l’elemento ancora più decisivo di questa trasformazione dei significati, attraverso altre rappresentazioni, è spendibile soprattutto nell’integrazione tra le differenze culturali, etniche, sociali ecc…

Indicazione dei gruppi target destinatari dell’intervento

I laboratori sono sviluppati su due livelli, in relazione ai due target differenziati. Da un lato l’ambito multimediale da indirizzare ai richiedenti e rifugiati, dove rientrano tecniche di ripresa e fotografia e tutti i temi relativi alla post produzione: dalla computer grafic al motaggio sonoro e delle immagini. L’altro è dedicato ai migranti di seconda generazione, con i temi più strettamente legati al linguaggio giornalistico scritto, utilizzando sia le tradizionali tecniche di scrittura giornalistica, che quelle relativamente legate al linguaggio web. Il luogo di sintesi dei due target group sarà condensato nel lavoro comune, cioè la produzione di webdoc, che rappresenta il prodotto mediatico principale su cui si svilupperanno le attività laboratoriali.

Obiettivi generali e obiettivo specifico del progetto

Obiettivi generali

– Elaborazione di buone prassi nell’ambito della narrazione giornalistica sul tema dei migranti e rifugiati dai luoghi di accoglienza ai luoghi di origine.

– Costruzione delle esperienze di giornalismo comunitario attraverso il collegamento di singole realtà nel modo in networking.

Obiettivi specifici

– Trasmettere competenze professionalizzanti di giornalismo e comunicazione multimediale ai target group die due centri urbani dove si svolge il progetto.

– Costruire NewsRoom/Redazioni nei territori di riferimento da collegare ad esperienze simili in networking.

– Produrre prodotti giornalistici multimediali da immettere sul mercato.

– Costruire un sistema stabile di fundraising per trasformare le esperienze di formazione in progetti di lavoro.

– Costruire patti di collaborazione pubblico/privati per stabilizzare sui territori di riferimento i progetti editoriali.

Risultati attesi

Sottoscrizione di un patto pubblico/privato per ogni territorio di riferimento.

– Stabilizzazione sui territori di riferimento con la nascita della testata No Borders News e di una newsroom di almeno 5 unità.

– Costruzione di un modello d’intervento da diffondere in tutta Italia.

Innovatività del progetto

La scelta del webdoc come principale prodotto su cui costruire il know how professionale è funzionale alla necessità di individuare un linguaggio generazionale comune al di là delle lingue nazionali parlate, cioè quello del linguaggio delinerizzato di cui il webdoc è portatore. Il linguaggio delinearizzato, che connota la semantica di navigazione del web, cioè senza un inizio né una fine, viene riallocato in questo nuovissimo prodotto mediatico. Esso rappresenta un percorso narrativo attraverso cui il fruitore costruisce il suo punto di osservazione in relazione alla sua personale sensibilità. Le sue caratteristiche sono quelle di essere un prodotto editorializzato per il web, con una propria interfaccia, che si propone in termini di interattività con il pubblico, che appunto sceglie il percorso da seguire.