Smart Working nel sistema pubblico: innovazione o ritardo storico?

di Marco Marano

La storia un po’ lo insegna che dietro un disastro epocale, la generazione virtuosa, può trasformare questa in una opportunità, per fare un passo in avanti in termini di civiltà e sostenibilità, in un momento storico in cui esistono governi nel mondo che per far profitto stanno distruggendo il pianeta.

Ambiente ed ecologia sociale

Se alcuni paesi, come ad esempio la Germania, stanno pensando ad una legislazione sullo smart working, funzionale a salvaguardare l’ambiente, inteso in termini ecologici, c’è anche da dire che esiste un’ecologia sociale, che parimenti potrebbe dare senso al concetto di “sostenibilità”.

Processi e dimensioni sociali

I processi della società non possono non riguardare, nel loro insieme, le tre dimensioni di ogni sistema sociale: l’individuo, il luogo di lavoro, la comunità sociale. Nella misura in cui queste tre dimensioni vengono rese sostenibili, in una unica soluzione di continuità, questo rappresenta una innovazione oppure un ritardo storico, nella visione del mondo contemporaneo?

Che il sistema pubblico, in Italia, sia rimasto indietro, rispetto ai processi di sviluppo, è un aspetto segnalato da più parti, nei mesi del 2020, e non solo perché è un sistema procedurale e non di responsabilità, come in Francia o in Germania… E ancora: se lo smart working, nel settore privato, risulta già una realtà, è possibile parlare, allora, di ritardo culturale?

Il Sé perduto nella quotidianità

Ma torniamo al concetto di sostenibilità. Analizziamo semplicemente alcuni output che ci sono stati segnalati da operatori pubblici…

Entro alle 8,00 in ufficio, facendo tutto in fretta: attendo il bus, rincorrendolo spesso, colazione veloce, scorro i titoli del giornale, timbro, in orario per uscire alle 14. Ma già alle 10 devo recarmi in un’altra location per una riunione. Esco dall’ufficio, timbro l’uscita di servizio, aspetto un altro bus, mi reco all’incontro. E poi la stessa cosa per il rientro in ufficio… Così quasi ogni giorno…”

In un mese ho risparmiato, più o meno, un terzo dello stipendio, da quando sono in smart working. Ho Compreso fisicamente cosa significa la parola sostenibilità: non c’è stato bisogno di prendere i mezzi pubblici, decogestionando anche lo spazio urbano… Non c’è stato bisogno di consumare risorse aziendali: luce, linea, acqua, carta, etc… Non c’è stato bisogno di pensare a come spendere poco ma bene per le pause pranzo… Non c’è stato bisogno di rapportarmi con le criticità personali nel luogo di lavoro, che spesso determinano stress indotti… Non c’è stato bisogno di attraversare la città per riunioni esterne… Lavoro con serenità, e con un alto livello di concentrazione”.

E’ questa la fotografia di una quotidianità che appartiene ad ampi pezzi della popolazione. Se a questa fotografia aggiungessimo le dinamiche di tipo familiare, legate alla gestione quotidiana sulle necessità dei figli, le dinamiche si complicherebbero ulteriormente. Non tanto perché quello della conciliazione sia un tema particolarmente critico, e lo è, ma perché la riappropriazione della qualità del tempo sarebbe un beneficio per tutte le tre dimensioni sociali ascritte.

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