Sperimentazioni di comunità: un’idea di giornalismo interculturale

di Marco Marano

Il progetto No Borders News si è sviluppato tra il 2016 e il 2017, presso il Centro Interculturale Zonarelli di Bologna.

E’ stato un progetto sperimentale che ha voluto misurare le potenzialità di persone e gruppi, dentro il Centro stesso, relativamente alla possibilità di professionalizzare il racconto e le cronache sulle comunità stesse e sui loro paesi d’origine. Si sono individuate alcune realtà, come quelle delle comunità eritrea, peruviana, etiope, attraverso cui si sono sperimentate forme di racconto incrociando storie e cronaca.

Realtà queste che troppo spesso vengono raccontate dai media di massa italiani in modo parziale, determinando incomprensione, razzismo e xenofobia. Il focus è legato al racconto di chi vive sul territorio bolognese, ripartendo però dai paesi d’origine, poiché difficilmente può esserci consapevolezza di chi siano i cosiddetti “nuovi cittadini” e i migranti in generale se non si conosce cosa succede nei paesi da cui provengono.

Una Community Media per riappropriarsi del senso

La necessità  che i “produttori di giornalismo siano i migranti/rifugiati” è oggi un bisogno sempre più impellente nel quadro dei processi di manipolazione della realtà operati dai media mainstream. In tal senso, lo sviluppo delle tecnologie informatiche insieme alla nascita dei social networks ha consentito la ridefinizione del sistema di produzione delle informazioni, avvicinandosi sempre di più al significato originario: il valore pubblico delle notizie.

La possibilità che siano i cittadini migranti stessi a ridare al giornalismo il suo contenuto di senso originario può permettere la nascita di Community Media che agiscono sul territorio, trasformando il giornalista in volontario della comunicazione. L’informazione diventa azione, proponendosi con differenti forme di coinvolgimento e partecipazione collettiva. Il piano di produzione delle notizie, che abbiano valore pubblico, si può incrociare con quello della partecipazione.

Il giornalismo di cittadinanza

Ma c’è anche un discorso identitario su cui fa leva il giornalismo di cittadinanza, relativamente alla dialettica fra sé e l’altro da sé. Nella dimensione dell’altro si gioca la rappresentazione dell’alterità culturale e politica, intesa nel senso ampio del termine, laddove l’alterità, dai media maintream, viene rappresentata come qualcosa di estraneo da sé, di cui diffidare.

Nella realtà sappiamo che invece le “differenze etniche” stanno arricchendo i paesi europei sia in termini demografici che culturali che anche rispetto ai processi produttivi. In tal senso il valore pubblico delle notizie viene disatteso dai media commerciali.

La necessità insomma di raccontare la realtà attraverso altre rappresentazioni sociali, altri ordini del giorno, in termini giornalistici altre gerarchie delle notizie, consente di raccontare la realtà vera dei nostri territori, traghettando il consumo di informazioni verso esperienze su cui queste si possono canalizzare.

La testata diventa attore sociale

Siamo di fronte ormai a nuove pratiche produttive, che possono e devono essere implementate, a garanzia di una società pienamente democratica, proprio attraverso le nuove generazioni di migranti e rifugiati. Anche perché questo processo, ormai in essere attraverso internet e i social media, produce il dissolvimento del confine tra produzione e consumo di notizie e consente a quest’ultimo di proporsi come pratica sociale nella produzione di senso.

Ma l’elemento ancora più decisivo di questa trasformazione dei significati, attraverso altre rappresentazioni, è spendibile soprattutto nell’integrazione tra le differenze culturali, etniche, sociali ecc…

Se il trattamento delle notizie, con forte connotazione della loro natura pubblica, consente al sensazionalismo di essere sostituito dalla sobrietà e alla manipolazione dall’indipendenza, c’è anche da dire che questo implica il ricorso a fonti dirette, fonti che provengono dal basso. Queste diventano il grimaldello per scardinare appunto sensazionalismo e manipolazione, ricodificando la mappa sociale della comunicazione giornalistica, trasformando la testata in attore sociale. Sensibilizzazione dell’opinione pubblica e partecipazione seguiranno quasi meccanicamente, costituendo il senso del discorso pubblico.

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