VALIGIA BLU – La pandemia in Africa due anni dopo: mortalità ridotta, scarsa diffusione di vaccini e un impatto devastante sulla povertà

FONTE valigia blu Andrea Zitelli

Sono passati quasi due anni dal primo caso del nuovo coronavirus Sars-CoV-2 in Africa, identificato in Egitto a febbraio 2020. In questo periodo di tempo, nel continente dove vivono più di 1 miliardo e 200 milioni di persone, ufficialmente da parte dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) sono stati segnalati ad oggi oltre 10 milioni di casi e più di 231 mila decessi, con oltre 90 milioni di test eseguiti.  

A metà dicembre l’ufficio regionale per l’Africa dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha comunicato che nonostante un netto aumento nella diffusione del contagio per la quarta ondata di COVID-19 nel continente, spinta dalle varianti Delta e Omicron, i decessi registrati sono rimasti bassi, con una diminuzione del 19% rispetto alla settimana precedente. Nel comunicato si segnala anche che nello stesso periodo di tempo mentre c’è stato un aumento dei ricoveri in ospedale, il tasso di occupazione dei letti in terapia intensiva è rimasto basso. 

Dietro questi numeri, si legge in un articolo su Nature, c’è il frutto del lavoro coordinato da Africa CDC e dell’esperienza maturata durante l’epidemia di Ebola tra il 2014 e il 2016. All’inizio della pandemia, sono state subito adottate drastiche misure di distanziamento fisico e sono state avviate attività di testing e di sequenziamento del nuovo coronavirus in circa 30 Stati, che hanno permesso di attutire l’impatto delle prime due ondate.

Secondo l’articolo su Nature, per combattere le nuove epidemie all’Africa non resta altra scelta che lavorare per garantire la propria autosufficienza.

A ottobre la stessa OMS Africa ha evidenziato che solo il 14,2% infezioni da COVID-19 riesce a essere rilevato in Africa – cioè una su sette –, annunciando nuove iniziative per migliorare lo screening comunitario. Secondo una stima presentata dall’agenzia delle Nazioni Unite, i casi di nuovo coronavirus in Africa, al 10 ottobre 2021, sarebbero stati in realtà 59 milioni. «Con test limitati, stiamo ancora andando alla cieca in troppe comunità. La maggior parte dei test viene eseguita su persone con sintomi, ma gran parte della trasmissione è guidata da persone asintomatiche, quindi quella che vediamo potrebbe essere solo la punta dell’iceberg», ha detto Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’OMS per l’Africa.

Per i numeri bassi di forme gravi di malattia e morte per COVID-19 nella popolazione, possono aver inciso positivamente anche i dati demografici dell’Africa, spiega un’analisi pubblicata su The Lancet: “L’età media è di 19,5 anni. Delle 1,3 miliardi di persone che vivono nel continente, solo 6 milioni hanno più di 80 anni. Non si registrano molti casi di diabete o di obesità. L’OMS ritiene che il 65-85% delle infezioni da SARS-CoV-2 in Africa non produca alcun sintomo. «Non intercettiamo molti casi, ma non vediamo molte persone che si ammalano o si ammalano gravemente, e non registriamo un forte impatto su ospedali o cimiteri», ha spiegato Thierno Balde, vice responsabile per l’emergenza presso l’Ufficio Regionale dell’OMS in Africa”.

«Siamo cautamente ottimisti sul fatto che i decessi e i casi di malattie gravi rimarranno bassi nell’attuale ondata, ma il lento avvio della vaccinazione in Africa significa che entrambi i dati saranno molto più alti di quanto sarebbero dovuti essere», ha dichiarato ancora Moeti, a capo dell’OMS per l’Africa. In base agli ultimi dati ufficiali disponibili, aggiornati al 13 gennaio 2022, l’Africa ha ricevuto oltre 490 milioni di dosi di vaccini, di queste più di 320 milioni sono state somministrate in 53 paesi africani su 55. Al 12 gennaio, il 15% della popolazione africana ha ricevuto almeno una dose di vaccino, il 10% ha completato il ciclo vaccinale e lo 0,44% ha ricevuto la dose addizionale (o booster). A livello globale il 59,4% della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose di vaccino COVID-19 e a fine 2021 solo il 3% delle 8 miliardi di dosi di vaccino distribuite nel mondo è stato somministrato in Africa. Riguardo a questo dato è necessario ricordare che più a lungo SARS-CoV-2 continua a circolare, maggiore è la possibilità che sorgano nuove pericolose varianti.

Questi dati mostrano come l’obiettivo proposto dall’OMS di raggiungere un tasso di vaccinazione completa del 40% in ogni paese del mondo entro la fine di dicembre 2021 non sia stato mantenuto, racconta Peter Mwai in un’analisi pubblicata dalla BBC. Alla data del 30 dicembre, “solo sette paesi del continente hanno raggiunto l’obiettivo del 40%. Tre di questi sono piccole nazioni insulari in cui i problemi logistici sono molto più facili da superare. Tra i paesi dell’Africa continentale, solo Marocco, Tunisia, Botswana e Ruanda hanno superato l’obiettivo. Poco meno della metà dei paesi del continente aveva raggiunto più del 10% della popolazione completamente vaccinata”. Per vaccinare almeno il 30% della popolazione africana sarebbero servite più di 900 milioni di dosi, mentre come abbiamo visto ne sono arrivate ad oggi poco più della metà.

via BBC

Delle dosi arrivate in Africa, oltre 260 milioni, più della metà, provengono da COVAX, il progetto della GAVI Alliance nato con l’obiettivo di garantire una distribuzione equa dei vaccini in tutto il mondo, indipendentemente dal potere d’acquisto di ogni singolo paese. Al 7 gennaio il programma ha spedito 965 milioni di dosi di vaccini in 144 paesi partecipanti. Tuttavia, l’Independent Allocation of Vaccines Group (IAVG) ha dichiarato che “le nazioni ricche hanno in gran parte aggirato COVAX, accumulando dosi per le proprie popolazioni e firmando accordi direttamente con i paesi a basso e medio reddito”. 

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L’OMS ha fissato un nuovo obiettivo di copertura vaccinale del 70% per tutti i paesi entro giugno 2022 ma, specifica ancora Mwai, “questo target potrebbe essere mancato, anche in tutto il continente africano”: «Per come stanno le cose, le previsioni sono che l’Africa potrebbe non raggiungere l’obiettivo di copertura vaccinale del 70% fino ad agosto 2024», ha detto il direttore regionale dell’OMS Africa. Moeti ha sottolineato che le forniture dei vaccini stanno iniziando ad aumentare, ma che in Africa restano diversi ostacoli da superare come «la mancanza di finanziamenti, attrezzature adeguate, operatori sanitari e la capacità di conservazione dei vaccini insieme alla lotta all’esitazione vaccinale». A ciò si sono aggiunte in alcuni casi anche problematiche esterne alla campagna di vaccinazione. La Nigeria il mese scorso ha distrutto circa un milione di dosi di vaccini contro la COVID-19 perché scaduti. Il ministro della Salute della Nigeria Osagie Ehanire ha spiegato che alcune dosi dei vaccini donate dai paesi ricchi occidentali avevano una scadenza di poche settimane, aggiungendo che il paese aveva accettato questi vaccini con una breve durata di conservazione per via della scarsità delle dosi disponibili per la propria popolazione.

La pandemia di COVID-19 ha avuto anche un enorme impatto economico e sociale nel continente africano, con decine di milioni di persone che hanno perso il lavoro e sono cadute in condizioni di povertà estrema, esacerbando le problematiche già esistenti. La Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (ECA) ha comunicato recentemente che “mentre le minacce agli obiettivi di eradicazione della povertà sono emerse ben prima della COVID-19, l’impatto economico della pandemia insieme ai cambiamenti climatici e ai conflitti stanno invertendo ulteriormente decenni di progressi sulla povertà in tutto il mondo, specialmente in Africa. Si prevede che le ricadute della sola pandemia spingeranno altre 51 milioni di persone nella povertà nel continente africano”. 

Secondo la Banca Mondiale “nell’Africa subsahariana, dove vivono oltre 1 miliardo di persone, la metà delle quali avrà meno di 25 anni entro il 2050, l’impatto economico della pandemia è stato grave. Tuttavia, nel 2021 ci dovrebbe essere una crescita economica dopo  la recessione del 2020”. Questo rimbalzo però “rimane vulnerabile alla luce dei bassi tassi di vaccinazione nel continente, dei danni economici prolungati e del lento ritmo di ripresa. La crescita per il 2022 e il 2023 rimarrà appena al di sotto del 4%, continuando a ritardare la ripresa”. «I problemi economici causati dalla COVID-19 hanno fatto precipitare la crisi alimentare», ha detto all’Associated Press Sean Granville-Ross, direttore regionale dell’Africa dell’organizzazione di beneficenza senza scopo di lucro Mercy Corps. Secondo Granville-Ross nel 2021 la sua organizzazione ha registrato «un allarmante picco di richieste di aiuto» in regioni come il Sahel, l’Africa occidentale, l’Africa orientale e l’Africa meridionale, dove alcuni paesi stavano già attraversando crisi umanitarie e conflitti prima della pandemia.

Foto in anteprima di DavyimageCC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons