Valorizzazione del patrimonio culturale comunale: modalità di cittadinanza

di Marco Marano

L’idea che la conoscenza dei beni culturali di una città possa diventare elemento per diffondere il senso di comunità è da sempre una meta agognata ma difficilmente raggiunta. L’elaborazione del vademecum per il trattamento delle fonti orali, potrebbe essere un moderno viatico…?

Bologna è una delle città più multietniche d’Italia: circa 140 nazionalità diverse, l’arabo è la seconda lingua più parlata dopo l’italiano, e praticamente tutte le regioni italiane sono rappresentate attraverso i processi migratori interni. Ma Bologna è anche la città, che dentro le sue mura, diciamo nel comprensorio comunale, possiede 136 biblioteche afferenti al Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN), e una quantità sconfinata di siti museali.

Non è questo l’ambito per parlare dei processi d’integrazione, non solo tra migranti non comunitari, ma anche tra migranti interni, però è gioco forza fare alcune considerazioni sull’importanza di valorizzare questo immenso patrimonio culturale, per creare un senso di cittadinanza comune, un senso di comunità sociale, attraverso la cultura.

Certo, messa così, sembrerebbe una battaglia contro i mulini a vento, però dei margini di riflessione su questo tema possono essere interessanti. Decidiamo, quindi, che parlare di intercultura non ha senso se un sistema municipale non mette in campo misure, progettualità che possano essere trainanti per la comprensione della cultura del territorio.

Ma forse per comprendere appieno il senso del nostro ragionamento dobbiamo intercettare esperienze territoriali in essere. E allora troviamo, nella città delle Due Torri, un’associazione, che attraverso il cosiddetto “migrantour”, consente ai cittadini migranti, sia non comunitari che interni, di scoprire il patrimonio culturale della città attraverso un tour organizzato. Stiamo parlando di Next Generation Italy.

Leggiamo dal sito come gli associati si descrivono: “Next Generation Italy è un’organizzazione senza scopo di lucro dalla sua nascita nel 2008. Ha sede a Bologna e opera a livello locale, nazionale e internazionale. Si occupa e promuove Interculturalità con consulenze, eventi, progetti di inclusione sociale e turismo responsabile per l’incontro sociale ed il meticciato. Tutto ciò con particolare attenzione al diritto di accesso ai saperi digitali di genti, generi e generazioni. Auspichiamo la costruzione di una società di cittadini italiani composta da una molteplicità di genti, generi e generazioni, contrastando ogni tipo di discriminazione. Un aspetto strategico è l’integrazione della dimensione fisica con quella virtuale in tutti i processi di innovazione promossi”.

“Il migrantour punta a far conoscere i cambiamenti del territorio e decostruire i pregiudizi e gli stereotipi attraverso l’incontro e la promozione del dialogo tra giovani e cittadini/e di diverse origini. In particolare, il progetto vuole mostrare la ricchezza proveniente dalle diversità culturali proponendo degli itinerari nella città che cambia, avendo come guide cittadini dei paesi più diversi. I “Ciceroni” appositamente formati sono in maggioranza migranti di seconda generazione, nati o cresciuti a Bologna”.

La mission di di Next Generation è quella di scoprire Bologna con la chiave interculturale: “in un crocicchio di strade che si abbracciano con uno sguardo, risuonano le preghiere delle comunità cristiano cattoliche, eritrea- copta, greco-ortodossa, ebraica, valdese-metodista. Bologna è una città che cambia in continuazione, rimanendo sempre se stessa”.

Rimane il richiamo forte al senso di comunità, dentro il territorio bolognese, sulla necessità di innescare da parte delle istituzioni culturali cittadine progetti territoriali che possano essere diffusi, cercando una valorizzazione del patrimonio culturale verso tutti i cittadini di qualunque cultura, ceto sociale, religione, nazionalità…

In tal senso ci viene in soccorso una notizia dell’ICCU, Istituto Centrale per il Catalogo Unico, che tratteremo approfonditamente in altra parte del blog, a proposito della strutturazione del vademecum per il trattamento delle fonti orali. Si tratta della rigenerazione del sistema di archivi digitali, ridefiniti sulla base di progetti di ricerca, che attraverso la produzione di video possono far riscoprire e valorizzare dimensioni culturali che nella realtà potrebbero sparire.

La domanda è: potrebbe essere questo un nuovo viatico per rendere la storia culturale di una città storia di tutti?

Credit: Nex Generation Italy