Viaggio dentro il concetto di museo: gli standard di qualità

Il sistema di qualità rappresenta il tema centrale sul funzionamento dei musei e la loro comprensione può aiutare a capire un po’ meglio che tipo di rappresentazione sociale i musei offrono in rapporto ai territori di appartenenza.

di Marco Marano

L’ultima tappa di questo viaggio dentro il concetto di museo ci porta ai confini degli standard di qualità. Si, perché ancora siamo costretti a dire che la qualità museale è una zona di confine, non tanto per gli standard, che sono stati strutturati grazie all’American Association of Museum e al Museum & Galleries Commission. Il tema è che mancano enti certificatori e le relative procedure di accreditamento, condizioni queste che fanno la differenza… Sono sei gli ambiti dove devono essere garantiti i livelli di qualità: struttura, attività, personale, collezioni, comunicazione, rapporto col territorio.

La struttura

La gestione della struttura museale vede il rapporto tra uso degli spazi e la loro gestione. Quindi occorre garantire standard di qualità relativamente al ciclo vitale degli spazi: conservazione, esposizione, accoglienza, accesso ai disabili, illuminazione, pulizia, sicurezza.

Le attività

La dinamica delle attività si sviluppa sulla base di elementi fisici ma anche di elementi di pianificazione anche in ambito educativo. Nell’area degli elementi fisici troviamo le aperture e gli ingressi: le prime devono garantire 24 h settimanali e 100 giorni all’anno.

Le pianificazioni vengono elaborate annualmente. Per ciò che concerne la pianificazione museale occorre stabilire: iniziative, mostre, pubblicazioni, target, riallestimenti. Per la pianificazione educativa necessita l’individuazione di attività, progetti, partnership, target.

Il personale

L’aspetto interessante degli standard di qualità sul personale, è che, al di là della figura del direttore generale, occorre nominare dei responsabili di area, sulle enucleazioni nevralgiche di un sistema museale: patrimonio, sicurezza, comunicazione, servizi educativi, amministrazione.

Quando parliamo di patrimonio ci riferiamo alle collezioni, il cui responsabile esprime la centralità per ovvie ragioni. Va da se che il responsabile della sicurezza dovrà gestire un personale di vigilanza, non solo per le collezioni ma anche per i depositi. Alla comunicazione e ai servizi educativi sono affidati il processo di interazione con il territorio e la conseguente valorizzazione. C’è anche da dire, che all’interno della logica del sistema di qualità è stata istituzionalizzata la mission, come abbiamo visto nelle tappe precedenti, dell’educazione alla memoria. Infine l’ambito contabile-amministrativo chiude le aree e i relativi responsabili di un sistema museale di qualità.

Le collezioni

La gestione delle collezioni è subordinata al controllo fisico delle opere e degli spazi, ma anche alla programmazione e alla messa in atto delle procedure documentali.

Per ciò che concerne la gestione fisica degli spazi occorre garantire tre livelli d’intervento: monitoraggio periodico degli spazi, procedure di movimentazione e organizzazione dei depositi. Sugli spazi gli elementi da tenere sotto controllo sono: temperatura, umidità e illuminazione. Per le procedure di movimentazione deve esserci un responsabile ma anche delle prassi formalizzate. Infine, i depositi devono garantire funzionalità e sicurezza.

Entriamo nel vivo degli aspetti museali andando ad intercettare le programmazioni. Innanzitutto c’è il documento programmatico delle acquisizioni. Poi il progetto scientifico sulle esposizioni permanenti, che si sviluppa in sotto fasi: selezione, ordinamento, motivazione della scelta, presentazione, documentazione fotografica. Il terzo elemento riguarda la strutturazione di una adeguata documentazione per studi e le ricerche.

Il processo relativo alle collezioni si conclude con le procedure documentali… La registrazione, dev’essere progressiva e univoca. La documentazione, dev’essere prodotta attraverso schede identificative e documenti iconografici, mentre per la catalogazione, occorrono le registrazioni in entrata e in uscita del patrimonio.

La comunicazione

I cinque paradigmi della comunicazione museale su cui tenere alti gli standard di qualità sono: orientamento interno, esposizione, informazione, valorizzazione, relazione. Per ogni rispettivo ambito vengono stabiliti gli standard da seguire, che si trasformano negli strumenti diretti di mediazione con il pubblico e con il territorio di riferimento.

L’orientamento interno al museo, ad esempio, comporta la definizione di misure atte a facilitare le visite: dagli orari di apertura e chiusura alla segnaletica, dall’uso delle lingue straniere alla chiarezza delle denominazioni. Ogni esposizione necessita di: didascalie, chiare e leggibili, pannelli informativi, schede mobili.

I restanti tre paradigmi rappresentano gli strumenti operativi attraverso cui diventa possibile definire i passaggi di una strategia di comunicazione territoriale.

Attraverso il sito web viene raccontato il ciclo vitale del museo: il patrimonio, i servizi, le attività. Documenti questi finalizzati alla fissazione della missione e della finalità. Il binomio patrimonio-servizi viene declinato in funzione della ricezione da parte del territorio, mediante l’elaborazione del catalogo. Infine, completano il quadro informativo le notizie di servizio sull’accesso ai disabili.

Se il sito web ha la principale finalità di fornire in modo diffuso le chiavi d’accesso al museo, le relazioni con il pubblico vengono declinate dalla carta dei servizi, dalle procedure di reclamo e dalla facilità nel reperire un contatto attraverso il sito.

L’ultimo anello della catena comunicativa è la valorizzazione, la quale ha tre sviluppi: attività educative, visite guidate, percorsi tematici. La prima mette a regime la missione di educazione alla memoria e ai diritti come dalla “Convenzione di Faro”. Le altre due escono fuori dalla progettualità sul territorio con cui il museo deve fare i conti.

Il territorio

Il rapporto del museo con il territorio assume una sua fisionomia esprimendo la sua natura pubblica. Siamo in grado d’individuare quattro nuclei tematici: funzioni sociali, origini di appartenenza, analisi del contesto, programmazione.

Le funzioni sociali vengono espletate incrociando i compiti del museo con la vocazione territoriale. Le origini di appartenenza riguardano i contesti in cui i patrimoni artistici vengono originariamente collocati. L’analisi del contesto mira ad individuare gli operatori individuali e collettivi con cui è possibile costruire sinergie. La programmazione deve coinvolgere gli stakeholders territoriali.

Credits Istituzione Bologna Musei