Viaggio dentro il concetto di museo: i valori dell’eredità culturale

Nella prima parte di questo viaggio ci siamo occupati del rapporto tra memoria e comunità. Adesso ci soffermiamo sulla relazione tra eredità e valori.

di Marco Marano

Abbiamo imparato che l’istituzione mondiale da cui dipendono i musei di tutto il mondo è l’International Concil of Museum, la quale ha praticamente adottato le tematiche della Convenzione di Faro (Portogallo): “la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società”.

L’eredità storica come diritto di tutti

I temi su cui la Convenzione dibatté nel 2005 furono l’uso sostenibile dell’eredità dal punto di vista dello sviluppo umano e della qualità della vita. I 20 paesi che hanno ratificato la convenzione, l’Italia lo ha fatto nel 2020, dopo averla firmata nel 2013, si impegnano a riconoscere che “il diritto all’eredità culturale è inerente al diritto a partecipare alla vita culturale, così come definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. La Convenzione, assumendo in sé i valori della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, definisce l’eredità un diritto di tutti

La cultura che diventa servizio pubblico essenziale

La Convenzione di Faro in realtà rappresenta una sorta di spartiacque generazionale, poiché promuove l’impegno verso politiche sociali di promozione culturale. Due concetti, quello di “cultura” e quello di “sociale”, che trovano finalmente un nuovo luogo di sintesi, questo perché viene identificato il centro dell’eredità culturale nei valori umani legati alla persona… Di conseguenza il museo diventa un vero e proprio “servizio pubblico essenziale”.

Ma un servizio pubblico essenziale non può rivolgersi esclusivamente alle fasce della popolazione scolarizzate e di età avanzata, ma ha la necessità di allargare il proprio target di riferimento, per rispondere al diritto fondamentale di accesso alla cultura.

La pandemia e la chiusura dei musei

Ed è sicuramente questa la ragione che ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica la chiusura di musei e biblioteche durante la pandemia. Abbiamo detto che esso rappresenta un diritto essenziale per lo sviluppo umano, ma in quel caso si è scontrato con la necessità di proteggere le vite umane dalla diffusione del virus. In quel contesto, infatti, non poteva essere considerato un servizio essenziale, poiché non essenziale alla sopravvivenza quotidiana.

Allineare il diritto alla cultura alle esigenze del mondo giovanile

C’è però un elemento da considerare che la pandemia ne ha, come in altri ambiti sociali, sottolineato l’urgenza: lo sviluppo delle nuove forme di comunicazione mediata. Se, durante la pandemia, attraverso internet, tanti musei hanno fornito servizi virtuali, sicuramente lo sviluppo dell’interattività in ambito museale non può che favorire le nuove generazioni, sempre meno esposte a forme efficaci di esperienze di conoscenza.

Il Piano triennale per l’uso degli ambienti digitali è stato infatti lo strumento messo in moto proprio durante l’esperienza del lokdown, convogliando una domanda proveniente dalla comunità sociale. Questo fatto ha segnalato che la strada del digitale è ormai intrapresa, la difficoltà è poterla rendere diffusa, perché solo così diventa possibile la relazione fra patrimonio culturale e diritto per tutti all’accesso.

Continua…

Credit: Istituzione Bologna Musei